Com’era prevedibile, le autorità statunitensi hanno messo nel mirino il caso “Voltswagen“, la campagna di marketing orchestrata dalla filiale statunitense della Volkswagen e rivelatasi alla fine un pesce di aprile decisamente mal riuscito. La Sec ha aperto un’indagine per verificare eventuali profili di reato, in particolare sul fronte delle ripercussioni sui corsi azionari. Per ora non ci sono conferme ufficiali, né tantomeno l’apertura di una procedura formale, ma tutto lascia propendere per l’avvio di un’inchiesta ad ampio raggio: la commissione di vigilanza dei mercati finanziari statunitensi ha già iniziato a compiere i primi passi con l’invio a Wolfsburg di una precisa richiesta di informazioni. 

Le conferme.  stata la stessa Volkswagen, dopo le prime indiscrezioni lanciate dalla testata tedesca Der Spiegel, a confermare l’arrivo in sede di un’istanza informativa da parte della Sec nei primi giorni di aprile. Si tratta, come da prassi, solo del primo passo di un’attività investigativa che nella quasi totalità dei casi porterà all’apertura di un’indagine formale e, in caso di riscontri positivi, all’avvio di una procedura sanzionatoria. D’altro canto, la campagna di marketing, dopo la scoperta dei suoi reali contorni, era stata collegata da subito a possibili violazioni delle normative, con ipotesi di reato quali l’aggiotaggio o la manipolazione di mercato: il titolo Volkswagen è arrivato a guadagnare oltre il 12% nel giorno in cui la filiale statunitense aveva talmente insistito sulla veridicità del cambio di denominazione in “Voltswagen of America” da spingere la maggior parte delle agenzie di stampa americane e migliaia di investitori a pensare che fosse tutto vero e non un semplice pesce di aprile.

Il caso. La campagna di marketing era tesa ad aumentare l’attenzione sull’imminente lancio sul mercato statunitense della ID.4 e quindi a sottolineare l’impegno dei tedeschi verso la mobilità elettrica, in particolare negli Stati Uniti, epicentro del Dieselgate. Tuttavia, come ha sottolineato anche il nostro direttore, lo scherzo è letteralmente sfuggito di mano, sollevando polemiche e alimentando una marea di critiche tra i giornalisti americani, molti dei quali si sono sentiti presi in giro dalle troppe conferme raccolte internamente all’azienda. La filiale americana della Volkswagen ha prima diffuso un comunicato non definitivo, lasciando intendere che fosse un errore e scatenando l’enorme curiosità della stampa. Dopo i primi articoli con fonti interne che confermavano la nuova strategia, è stato pubblicato un altro comunicato dove si spiegavano le motivazioni del cambio di denominazione. Il tutto qualche giorno prima del primo aprile. 

Le critiche e le scuse tardive. A un certo punto anche gli analisti di mercato hanno iniziato a puntare l’attenzione sulla questione, redigendo report favorevoli nella convinzione di una strategia valida e confermata. A Wolfsburg hanno quindi compreso che i colleghi americani avevano superato i limiti ed è stato deciso di porre fine alla campagna. Le precisazioni fornite in un articolo del corrispondente tedesco del Wall Street Journal hanno però scatenato un’ondata di indignazione, con numerosi giornalisti a lanciare dure accuse ai responsabili dello scherzo, soprattutto per i danni procurati all’immagine e alla reputazione di un’azienda che negli Stati Uniti era faticosamente riuscita a superare i danni del Dieselgate. A nulla sono valse le scuse pubbliche della filiale americana e in particolare dell’amministratore delegato della Volkswagen of America, Scott Keogh, che ha giustificato la “gag” come un tentativo di “avere un po’ di umorismo” e “per celebrare la profonda attenzione all’elettrificazione”.