Il mercato automobilistico italiano ha visto nel 2020 un’inversione di tendenza nel quantitativo di emissioni di CO2 prodotte dalle vetture di nuova immatricolazione: è quanto emerge dal Book Unrae 2020, pubblicazione dell’associazione delle Case estere che riassume i principali trend del settore automotive italiano. In particolare, il crollo delle vendite di veicoli diesel ha spinto le emissioni a salire dai 112,4 grammi/chilometro del 2017 ai 114,7 del 2018, e poi ai 119,1 del 2019, ma l’anno scorso il dato è sceso a 108,3: si tratta del livello più basso dall’inizio della serie storica, nel 2008. 

Sempre meno diesel. In termini percentuali, si registra una flessione del 9,1% rispetto al 2019 e del 25% rispetto al 2008. Il motivo è presto detto: l’anno scorso, grazie agli incentivi alla rottamazione, il mercato ha assistito a un boom di vendite per le vetture elettrificate e a una contestuale contrazione per le benzina e le diesel. Per quest’ultime i dati sono impietosi: dopo aver sfiorato il 57% del mercato nel 2016 e raggiunto il picco di vendite nel 2017 con oltre 1,11 milioni di unità, i veicoli a gasolio hanno pagato le campagne di demonizzazione scatenate dal dieselgate e sono scesi dal 51,2% del 2018 al 39,8% del 2019, e poi al 32,7% dell’anno scorso, quando la domanda ha subito una flessione addirittura del 41%. Non va tanto meglio per i veicoli a benzina, in contrazione del 39% e con un peso sul totale del 37,8% (era del 44,4% nel 2019). Le auto a Gpl scendono del 31% e si fermano al 6,8% del totale, mentre quelle a metano passano dal 2% al 2,3% del mercato. 

Boom elettrificate. A sostituire le alimentazioni tradizionali sono soprattutto le ibride: sulla spinta degli incentivi, le vetture elettrificate hanno aumentato la loro la penetrazione nel mercato, salendo dal 5,7% del 2019 al 16,1%. Le ibride plug-in, con una crescita del 320%, sono passate dallo 0,34% all’1,99% e le elettriche, con un +204%, dallo 0,6% al 2,4%. Nel complesso, le immatricolazioni di veicoli “alla spina” sono cresciute del 248%, per una quota in salita dallo 0,9% al 4,3%, grazie non solo alle agevolazioni fiscali ma anche a una crescente offerta di prodotto, accompagnata da una maggior disponibilità di punti di ricarica. A tal proposito, l’Unrae sottolinea però che la rete di rifornimento è ancora troppo esigua, soprattutto se confrontata con quella degli altri Paesi europei: con 2,7 colonnine ogni 100 chilometri, contro 4,7 della media europea, l’Italia si piazza al quattordicesimo posto nel Vecchio Continente. 

Età elevata. Gli incentivi hanno dunque fornito una spinta decisiva all’elettrificazione del mercato, ma non hanno ancora risolto il grande problema del parco circolante italiano, ovvero la sua “età avanzata”, che comporta risvolti in termini di sicurezza e inquinamento. In Italia circolano oltre 38,5 milioni di vetture, ma circa il 30% appartiene alle categorie da Euro 0 a 3 e ha più di 15 anni. Con i 10,4 milioni di Euro 4 – avverte l’Unrae – la percentuale complessiva di auto obsolete e inquinanti sale al 56,4% del totale. 

Le stime. Sul mancato rinnovo del parco circolante ha ovviamente avuto un peso decisivo il crollo della domanda causato dalla pandemia del coronavirus. “Quello appena concluso, con 1,38 milioni di auto immatricolate, è il secondo anno peggiore degli ultimi 30, dopo il record negativo di 1,30 milioni nel 2013, e ben al di sotto della media di 1,9 milioni di immatricolazioni dei quattro anni precedenti”, afferma il presidente dell’Unrae Michele Crisci, ricordando le pesanti conseguenze economiche: “Il settore ha perso 10 miliardi di euro di fatturato rispetto al 2019 e le casse dello Stato 1,8 miliardi di euro di gettito Iva”. “Si spera – conclude Crisci – in una ripresa nel 2021 quando, salvo ulteriori restrizioni per Covid e col beneficio degli incentivi, si prevede un rialzo del 12,2% a 1,55 milioni di unità, ancora fortemente in calo rispetto al 2019. Un livello di immatricolazioni largamente insufficiente rispetto alla media, che mette ancora in serio rischio la sopravvivenza di aziende e occupazione. 

Le altre curiosità. Il Book Unrae fornisce ulteriori curiosità sull’andamento del mercato italiano. Per esempio, l’analisi delle vendite per tipologia di carrozzeria mostra un peso delle crossover più vicino a quello delle berline: 36,1% contro 46,1%. Tra i colori, il grigio rimane il preferito (36,3%), seguito dal bianco (25,3%) e dal nero (15,3%). La crisi ha ovviamente colpito anche i carburanti: nel 2020, il consumo di diesel è sceso del 16,6% e quello di benzina del 21,2%, con un parallelo calo delle percorrenze medie. Infine, l’anno passato ha segnato una pesante contrazione anche per le autovetture usate che, con 4,67 milioni di passaggi di proprietà, hanno perso il 16,6%; l’età media delle auto trasferite tocca un nuovo record dal 2013, arrivando a 9,4 anni.