Nel 2020 l’Unione Europea ha prodotto quasi 14,1 milioni di autovetture, con un calo in valori assoluti di circa 3,3 milioni di unità e in percentuale del 23,3% rispetto al 2019. Il dato è stato fornito dall’Acea, l’associazione continentale dei costruttori automobilistici, in una pubblicazione che fotografa lo stato dell’intero settore automotive a livello mondiale. 

I Paesi più colpiti. L’associazione spiega, innanzitutto, che la contrazione dei volumi “è correlata principalmente alla diminuzione della domanda dei consumatori a causa delle restrizioni per il Covid-19, che hanno interessato la vendita al dettaglio di auto in tutta la regione. Le misure di lockdown hanno influenzato l’andamento delle attività produttive in tutti i principali Paesi dell’Ue, anche se in mondo estremamente diversificato anche grazie alla ripresa iniziata nel terzo trimestre, favorita soprattutto dall’incentivazione della domanda e dalla necessità di ricostituire gli inventari. A subire il peggior calo è stata la Francia: con un -45,8% e poco più di 861 mila vetture assemblate, è scesa al quinto posto dei maggiori produttori, superata dalla Repubblica Ceca (-19,3% e 1,13 milioni di unità) e dalla Slovacchia (-12% e 944 mila). Ai primi due posti, nonostante flessioni consistenti, si confermano la Germania (-24,3% e 3,4 milioni) e la Spagna (-19,5% e 1,75 milioni).

Si salva l’Italia. Perdite comunque limitate per l’Italia: con un -13,2% e 476.288 vetture prodotte, si piazza sempre al sesto posto. Seguono la Romania (-10,8% e 437.628 unità), l’Ungheria (-17,5% e 432.603), la Svezia (-10,2% e 256.671) e il Belgio (-4% e 237.261). Negli altri Paesi non appartenenti al blocco comunitario spicca l’andamento del Regno Unito, che ha subito un calo del 29,7% e ha visto la produzione scendere sotto la soglia del milione di unità (nello specifico, 918.526). In Russia, con 1,25 milioni di vetture assemblate, il calo è stato invece del 17,4%, mentre in Turchia ha raggiunto il 12,3% (per 827.830 esemplari assemblati).

La situazione nel mondo. Variegate sono le performance nelle altre grandi aree geografiche. In Nord America la produzione è scesa del 20,4% a 9,69 milioni di unità, di cui 6,15 milioni negli Stati Uniti (-17,6%). Percentuali ancor più negative si riscontrano per il Sud America, dove sono state prodotte solo 1,755 milioni di autovetture (-34,2%). Di queste, circa 1,61 milioni sono di provenienza brasiliana (-34,3%). Il Paese con i migliori dati è, comunque, la Cina: grazie alla rapida uscita dalla crisi e al ritrovato slancio economico, il gigante asiatico ha perso solo il 6,4% producendo oltre 19,3 milioni di veicoli. Male, invece, il Giappone (-16% e 6,93 milioni di unità assemblate), la Corea del Sud (-10,3% e 3,25 milioni) e l’India (-22,7% e 2,76 milioni). Infine, nell’area Africa-Medio Oriente la produzione è calata del 12,3% a 1,36 milioni di vetture, anche se gran parte di queste è stata assemblata in Iran (812.529), dove si è riscontrata una crescita del 15,5%. Nel complesso, i volumi globali sono risultati in contrazione del 16,9% a 61.356.408 unità. 

Immatricolazioni e altri dati. Le immatricolazioni hanno, invece, subito una perdita più contenuta: a livello mondiale si sono ridotte del 15,3% a 63.404.618, di cui oltre 14,38 milioni in Europa (-20,6%) e, di queste, 9,94 milioni nell’Ue (-23,7%). In Nord America sono scese del 17,9%, in Sud America del 29,2%, in Africa-Medio Oriente del 17,3% e in Asia del 9,7%, con la sola Cina in flessione di appena il 6,8% con più di 19,734 milioni di vetture registrate. L’Acea ha fornito ulteriori dati per l’Unione Europea, anche se limitati ai primi 11 mesi dell’anno scorso. La bilancia commerciale del settore automotive mostra un avanzo di circa 64 miliardi di euro, il 13,2% in meno rispetto al 2019 per effetto di un calo del 19,7% per le importazioni (46,174 miliardi) e del 16% per le esportazioni (110,21 miliardi). Il principale partner commerciale rimangono gli Stati Uniti, da dove arriva il 20,3% in valore delle importazioni nell’Ue, seguito dal Regno Unito (17,6%) e dal Giappone (15,9%). In termini di export, è il Regno Unito il maggior mercato di sbocco delle produzioni europee con il 23,3%. Seguono Usa (19,1%) e Cina (15,1%).