La Tesla fa un parziale dietrofront nell’utilizzo dei bitcoin come forma di pagamento. L’amministratore delegato Elon Musk, infatti, ha annunciato su Twitter la decisione dell’azienda di sospendere l’accettazione delle criptovalute nella vendita delle sue elettriche, esprimendo riserve per l’impatto ambientale che queste transazioni implicano. “Siamo preoccupati per il rapido aumento dell’uso di combustibili fossili per l’estrazione dei Bitcoin, in particolare del carbone, che ha le peggiori emissioni di qualsiasi altro combustibile”, ha spiegato l’ad.

Acquisti e investimenti. La decisione ha avuto immediate ripercussioni sulle quotazione della criptovaluta: le valutazioni hanno subito un crollo del 5% subito dopo il tweet dell’imprenditore e sono arrivate a perdere oltre il 10%. Anche altre valute digitali, come l’Ethereum, ne hanno pagato le conseguenze, ma con danni più contenuti. D’altro canto, negli ultimi mesi la Tesla e Musk hanno rappresentato uno dei cosiddetti catalizzatori’ per le valutazioni delle criptovalute: ogni dichiarazione dell’azienda e del suo numero uno hanno indotto al rialzo o al ribasso le principali monete digitali e fornito una spinta, forse decisiva, alla loro adozione come strumenti validi e riconosciuti in ambito finanziario. Negli ultimi mesi, diverse grandi aziende o banche hanno annunciato una svolta a favore delle criptovalute: per esempio, due grandi istituzioni di Wall Street come Morgan Stanley e Goldman Sachs si sono dette pronte a offrire ai loro clienti veicoli di investimento appositi, mentre colossi del calibro della Dell e della Microsoft hanno iniziato a testarne l’utilizzo per i pagamenti. Tutto è iniziato a febbraio quando la Casa californiana ha annunciato l’intenzione di accettare i bitcoin come forme di pagamento (il loro valore è balzato del 20% appena è stata diffusa la notizia). Successivamente, l’azienda ha anche compiuto una mossa controversa, acquistando criptovaluta per un valore di 1,5 miliardi di dollari. La scommessa ha già prodotto frutti, visto che la vendita del 10% dei bitcoin comprati ha consentito alla Tesla di incassare una plusvalenza di oltre 100 milioni di dollari: un’entrata che, insieme a quelle relative alla vendita di crediti ambientali, ha fornito alla Casa californiana un contributo sostanziale per chiudere in utile il bilancio del primo trimestre.

Una questione controversa. Il direttore finanziario Zach Kirkhorn ha giustificato l’investimento in Bitcoin come un’alternativa esclusivamente finanziaria legata alla necessità di individuare uno strumento adatto a parcheggiare la liquidità e, ovviamente, ottenere un rendimento. Tuttavia, la stessa decisione di autorizzare l’acquisto in criptovaluta delle Tesla aveva già sollevato dubbi e critiche, perché in netto contrasto con la missione dell’azienda di Palo Alto di offrire soluzioni a emissioni zero per la mobilità delle persone. La querelle sulla sostenibilità delle monete digitali è legata al cosiddetto mining, ossia il processo di estrazione. Alla base vi è una rete di computer, collegati tra loro ma indipendenti (viene utilizzata la tecnologia della blockchain per regolare e registrare ogni connessione), che elaborano transazioni in cambio del conio dei bitcoin. Per ottenere queste valute si innesca una vera e propria competizione in cui i computer devono risolvere enigmi matematici casuali e complessi: maggiore è il numero dei partecipanti, più elevata è l’energia necessaria per vincere tale competizione. Quantificare l’esatto fabbisogno energetico della rete è difficile, ma, secondo stime del Cambridge Centre for Alternative Finance, la sola estrazione dei bitcoin necessita di 148 terawattora di energia all’anno, ossia una quantità di energia superiore ai consumi di Paesi come la Svezia o l’Olanda, ma pari a solo una volta e mezzo gli sprechi registrati negli Stati Uniti a causa dei dispositivi elettronici lasciati in stand-by. Questi dati, però, sono contestati dai sostenitori delle criptovalute, alcuni dei quali hanno chiesto a Musk di rivedere la decisione di sospendere l’accettazione dei bitcoin. 

Solo una sospensione. Del resto, si tratta solo di uno stop temporaneo. Le criptovalute sono una buona idea su molti aspetti e crediamo abbiano un futuro promettente, ma ciò non può avere un costo elevato per l’ambiente, ha spiegato ancora Musk, aggiungendo che la Tesla non venderà nessuno dei Bitcoin in portafoglio e tornerà a utilizzarli “non appena il mining passerà a un’energia più sostenibile”. Inoltre l’azienda californiana sta “valutando altre criptovalute che utilizzano meno dell’1% del rapporto energia/transazioni del Bitcoin. Non è escluso che un’altra moneta digitale sia il Dogecoin, oggetto di un battuta dello stesso Musk durante la sua partecipazione al Saturday Night Live, una delle trasmissioni televisive più seguite negli Stati Uniti. Domenica, invece, un’altra società dell’imprenditore, la SpaceX, ha annunciato l’accettazione proprio dei Dogecoin come forma di pagamento e martedì Musk ha posto ai suoi follower una domanda sulla moneta digitale nata per scherzo nel 2013: l’interrogativo Volete che Tesla accetti il Dogecoin ha raccolto quasi l’80% di risposte positive.