La strada si arrampica a fatica, costeggiando una gigantesca cava di pietra. Il fondo è ruvido, qua e là sassi aguzzi, dossi e buche a non finire. Roba da 4×4, per capirci, ancor meglio se piccola, tipo Fiat Panda o Suzuki Jimny. E invece, quella che sto guidando è una station da ben 4,87 metri di lunghezza (cinque centimetri in più rispetto alla serie precedente) e 1,88 di larghezza, alta da terra ben 21,3 centimetri; sulla bilancia, una stazza oltre i 1.600 chili. Una familiare che, al di là della vocazione, lungo la sua vita avrà più che altro a che fare con marciapiedi e rotonde, piuttosto che con le mulattiere di cui sopra. Ma di questo, la Subaru Outback sembra non curarsi: sale con piglio deciso, incassa senza colpo ferire buche e dossi e restituisce una forte sensazione di sicurezza.

Va in diretta. Ma facciamo un passo indietro e inquadriamo l’oggetto, sesta serie di una station che per i subaristi doc è quasi una religione. La vettura è pensata e creata non è un mistero per il più florido mercato statunitense e, successivamente, adattata al Vecchio Continente. Si spiega così il quattro cilindri boxer aspirato da 2.5 litri e 169 cavalli (i newtonmetro sono 252 a 3.800 giri/min), ora dotato di iniezione diretta di benzina e rivisto nel 90% delle componenti. Accompagnato dal cambio a variazione continua Lineartronic, con otto marce virtuali (prima erano sette) e un inedito rapporto di trasmissione, passato da 7:1 a 8,1:1. Ciò significa che c’è una maggior corrispondenza se non si insiste troppo sull’acceleratore fra regime del motore e velocità effettiva.

Starlink generoso. L’arrivo della piattaforma Sgp ha portato, oltre al leggero aumento del girovita e a una maggiore rigidità strutturale, anche una bella disponibilità di centimetri in abitacolo: dietro, le ginocchia corrono molto difficilmente il rischio di toccare il retro dello schienale e il bagagliaio si conferma degno di tale nome, con 522 litri dichiarati a filo cappelliera. Ma il cambiamento più grande, all’interno, è rappresentato dal nuovo sistema multimediale: un touch screen verticale da 12, che somiglia in tutto e per tutto a uno smartphone. Forte di icone grandi e una buona velocità di ragionamento, consente di personalizzare la schermata principale e di gestire numerose funzioni, dal clima (anche se non mancano i pulsanti fisici per regolare la temperatura) alla navigazione, passando per le modalità di guida in fuoristrada e l’impianto audio. Naturalmente, è disponibile la connettività Android Auto ed Apple CarPlay. Anche la nuova plancia, rivestita parzialmente di pelle, è ben assemblata e costruita con materiali di qualità.

Tutto sotto controllo. Della guida in fuoristrada (leggero) ho già detto: ad aiutarvi nell’impiego gravoso ci sono, oltre alla celeberrima trazione integrale Subaru, anche le due modalità specifiche X-mode (una è dedicata alle superfici particolarmente scivolose come la neve, l’altra ai terreni smossi tipo fango o sabbia) e il controllo della velocità in discesa. Debutta, poi, anche il torque vectoring, che torna utile soprattutto su asfalto, dove l’Outback incede sempre con sicurezza; si sta seduti ragionevolmente in alto, dominando il traffico, e la macchina risponde in modo piuttosto pronto ai comandi. Le sospensioni mantengono lo schema precedente (McPherson davanti e doppio braccio oscillante dietro) ma il coricamento laterale pare più contenuto, anche grazie all’adozione di barre antirollio più spesse, e lo sterzo, a rapporto variabile, consente un buon controllo: impressioni raccolte in un’oretta di guida, e che perciò andranno confermate (o smentite) nella prova su strada.

Incassa bene. Certo, non vanno ricercate sensazioni sportive: insieme al Lineartronic, il 2.5 (nome in codice FB25, dotato di filtro antiparticolato e in regola con la norma Euro 6d) predilige andature rilassate e, sfruttato al massimo, non incolla certo al sedile. In questo campo, il confronto con rivali spinte da cuori sovralimentati appare fuori luogo. Il confort, però, è notevole: fatta eccezione per qualche fruscio proveniente dagli specchi retrovisori, l’abitacolo si rivela piuttosto silenzioso e le sospensioni sfruttano bene la spalla alta dei pneumatici (225/60 R18), incassando senza colpo ferire dossi e tombini.

Sicurezza e prezzi. Manca all’appello il capitolo relativo agli aiuti elettronici di sicurezza: la Outback raggiunge la guida assistita di livello 2, grazie all’azione combinata di cruise control attivo e mantenimento di traiettoria. Ma c’è dell’altro: il noto sistema Subaru EyeSight conquista il riconoscimento dei cartelli stradali (con impostazione automatica della velocità secondo il limite rilevato) e nella dotazione della vettura sono inclusi i fari a matrice di Led adattivi. Una telecamera dedicata, inquadrando gli occhi di chi guida, si accorge poi se il driver è distratto e lo richiama all’attenzione con un segnale visivo e sonoro. Memorizzando il profilo del conducente (posizione del sedile, orientamento degli specchi esterni, impostazione della temperatura dell’abitacolo e informazioni da mostrare nel display centrale e nel quadro strumenti) la nuova Outback riconosce chi si mette al volante, predisponendo automaticamente tutte le regolazioni di cui sopra. Sono tre le versioni disponibili, in concessionaria entro fine marzo: Style, 4Dventure (con sedili rivestiti in tessuto idrorepellente e capacità di carico al tetto maggiorata) e Premium, con prezzi compresi fra 42.750 e 48.750 euro.