Carlos Tavares continua a lanciare messaggi rassicuranti ai lavoratori di Stellantis: il dirigente lusitano ha incontrato, per la prima volta dalla nascita del nuovo gruppo automobilistico, i rappresentanti sindacali francesi, ribadendo che non sono previste riduzioni di organico né chiusure di impianti nei piani del costruttore. 

Sindacati delusi. Pur avendo sottolineato, nell’occasione, l’elevata competitività degli stabilimenti transalpini, Tavares non sembra però aver convinto in pieno i sindacalisti, che da tempo esprimono forti preoccupazioni per le conseguenze dei processi di elettrificazione. “Carlos Tavares – ha spiegato Christine Virassamy del sindacato Cfdt – ci ha ascoltato, ma senza rispondere veramente alle nostre domande. Per avere delle risposte bisognerà attendere la presentazione del piano strategico di Stellantis. In particolare, l’ad del gruppo non avrebbe parlato delle ormai famose sinergie alla base dell’accordo di fusione tra FCA e PSA e non avrebbe fornito indicazioni sull’impatto della transizione verso la mobilità elettrica. Negli ultimi giorni, i sindacati francesi hanno espresso timori soprattutto per il sito di Douvrin e per la sua conversione in una fabbrica di batterie della Acc, la joint venture costituita da PSA con la Total. “Non abbiamo compreso il trasferimento della produzione del motore EP in Ungheria e abbiamo chiesto chiarimenti alla dirigenza: quale produzione manterrà il sito di Douvrin? Quali saranno volumi? E quale transizione possiamo prevedere nella conversione del sito per la produzione di batterie?, ha aggiunto la sindacalista. 

Gli incontri in Italia. Anche dagli incontri con i sindacati italiani è emersa qualche preoccupazione: e anche in quella circostanza, Tavares ha rassicurato i rappresentanti dei lavoratori, alleviando i timori su uno spostamento del baricentro del gruppo in Francia, anche per la presenza dello Stato francese nell’azionariato. Tuttavia, l’ad non ha fornito dettagli sulle strategie e ha lanciato una serie di messaggi che sono stati accolti con preoccupazione non solo dai sindacati, ma anche dai fornitori. Tavares, infatti, avrebbe sottolineato il costo del lavoro estremamente competitivo degli stabilimenti in Italia rispetto a quelli francesi o spagnoli, ma avrebbe anche fatto presente alcuni oneri eccessivi, legati soprattutto alle forniture di servizi. Del resto, l’amministratore delegato, in una recente intervista alla testata francese Les Echos, ha lodato le fabbriche italiane per i “notevoli investimenti per attrezzature all’avanguardia”, ma ha anche evidenziato “le sfide logistiche interne sulla semplificazione dei flussi e del funzionamento degli impianti”. In tal senso, si parla già dell’avvio di una revisione totale delle spese con la revoca, per esempio, dei contratti per le pulizie a Melfi e Atessa, e si vocifera di una progressiva internalizzazione di attività finora appaltate all’esterno. Il messaggio, rivolto soprattutto ai fornitori, è chiaro: anche in Italia è in arrivo quel processo di razionalizzazione e ristrutturazione che ha riportato in utile, in brevissimo tempo, prima la Peugeot in Francia e poi la Opel in Germania. Il compito di Tavares sarà probabilmente molto complesso: non sarà facile, infatti, trovare il giusto equilibrio per preservare gli interessi della Francia, dell’Italia o di altri Paesi. In ogni caso, si rischiano lamentele e agitazioni anche se verranno mantenute le promesse fatte sulla salvaguardia dell’occupazione e dei siti produttivi.

Taglio dei rami. Intanto, la razionalizzazione sta riguardando soprattutto il perimetro operativo del gruppo Stellantis. La società di componentistica Faurecia è ormai nel pieno del processo di scorporo, come stabilito dall’accordo di fusione e dalle modifiche operate lo scorso settembre per tener conto delle conseguenze della pandemia, ma altri legami sono destinati a essere tagliati. Inoltre, la francese Aramis, specializzata nella vendita online di auto usate e controllata per il 70% da Stellantis, ha annunciato la possibilità di sbarcare in Borsa tramite un’offerta pubblica iniziale (Ipo). Il gruppo guidato da Tavares rimarrebbe azionista di maggioranza ma ridurrebbe la propria esposizione a un’azienda intenzionata a sfruttare il crescente interesse dei consumatori europei per l’usato, a causa dell’impatto della pandemia del coronavirus sui redditi personali.