Il gruppo Stellantis ha deciso di chiudere temporaneamente cinque fabbriche in Nord America a causa della carenza di semiconduttori: il provvedimento, in vigore a partire da oggi, avrà una durata per ora non meglio precisata. I cancelli potrebbero riaprire già nei primi giorni del mese prossimo ma potrebbero anche rimanere chiusi più a lungo: in Canada è possibile uno stop per l’intero mese. 

Gli impianti coinvolti. La serrata riguarda oltre 18 mila lavoratori diretti del gruppo automobilistico e, ovviamente, altre migliaia di persone impiegate nell’indotto. A essere coinvolti sono gli impianti statunitensi di Warren (a nord di Detroit), dove vengono prodotti il pick-up Ram 1500 Classic e le nuove Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer (per ora sono stati esclusi ritardi nel programma di lancio e il loro arrivo nelle concessionarie è stato confermato per la stagione estiva), e di Belvidere (Illinois), dove viene assemblata la Jeep Cherokee. In Canada saranno chiuse le fabbriche di Brampton (in Ontario), le cui linee sfornano le Dodge Charger e Challenger e la Chrysler 300, e di Windsor (sempre in Ontario), che produce le Chrysler Pacifica. In Messico, l’impianto coinvolto è quello di Toluca, dove si assemblano le Jeep Compass. 

Sempre più chiusure. “Stellantis continua a lavorare a stretto contatto con i suoi fornitori per mitigare gli impatti produttivi causati dai vari problemi della catena di approvvigionamento che il nostro settore deve affrontare”, ha affermato la società in un mail inviata a diversi organi di informazione statunitensi. In ogni caso la decisione del gruppo è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti presi da sempre più numerosi costruttori per affrontare la carenza di microprocessori. La scorsa settimana, tagli alla produzione o nuovi fermi alle attività sono stati annunciati dalla maggior parte dei maggiori costruttori automobilistici, tra cui Ford, GM, Honda, Mitsubishi, Nissan, Toyota e Volkswagen. La crisi dei chip sta interessando soprattutto il Giappone e il Nord America, ma anche l’Europa ne sta pagando le conseguenze. Proprio il gruppo Stellantis sta ricorrendo allo strumento della cassa integrazione per la fabbrica di Melfi e sta affrontando difficoltà anche in altri impianti, come quello francese di Sochaux, mentre la Toyota ha chiuso temporaneamente lo stabilimento di Kolin, in Repubblica Ceca. La carenza di forniture, esacerbata anche da un recente incendio a uno degli impianti di produzione di semiconduttori per l’Automotive della Renesas in Giappone, rappresenta una delle maggiori fonti di incertezza che il settore deve affrontare in questo primo scorcio del 2021. 

Tempesta perfetta. Diverse società di analisi e ricerca ritengono difficile una soluzione della crisi in pochi mesi: le carenze dovrebbero perdurare per l’intero anno, con un impatto negativo quantificato dalla società di consulenza Alix Partners in 61 miliardi di dollari solo in termini di mancati ricavi. Del resto, per Jeremie Bouchaud di IHS Markit, la situazione è peggiorata nelle ultime settimane anche per colpa di calamità naturali come alcuni terremoti in Giappone mentre l’incendio nello stabilimento della Renesas è la classica “goccia che fa traboccare il vaso. “Le nostre stime sono di una mancata produzione di 1,2 milioni di veicoli nel primo trimestre e la situazione rischia di ripetersi, se non di peggiorare, nel secondo trimestre”. Per questo “abbiamo spostato dal terzo al quarto trimestre 2021 il momento in cui la produzione di chip dovrebbe tornare a soddisfare la domanda dei costruttori di auto, con un possibile recupero di una piccola parte della produzione persa a inizio anno, aggiunge Bouchaud indicando una perdita produttiva di 2,5 milioni di vetture solo nel primo semestre e parlando di “una tempesta perfetta in corso.