Che le station wagon non si vendano granché, in questo periodo storico, è un dato di fatto: sulla cresta dell’onda ci sono le Suv, in tutte le salse possibili. Francamente, faccio ancora fatica a comprenderne le ragioni. Prendete, per esempio, la Seat Leon Sportstourer con il 2.0 TDI da 150 cavalli, il cambio Dsg e lo sportiveggiante allestimento FR (32.950 euro) e ditemi: cosa le manca rispetto a una Sport Utility?

Litri da vendere. D’accordo, non può vantare una posizione di guida alta, che permetta di “dominare” la strada. Ma, in fondo, ce n’è davvero bisogno? Anche perché qui si può contare su un bagagliaio degno di tale nome: grazie alla coda allungata di 30 centimetri rispetto alla sorella a cinque porte – la lunghezza della Leon Sportstourer è pari a 4,64 metri – la capacità di carico dichiarata va da 620 a 1.600 litri (ben più di altre Suv di pari dimensioni). Pratici sia il piano di carico regolabile in altezza sia le leve all’imboccatura del vano, che consentono di abbattere facilmente gli schienali. Nell’abitacolo – grazie alla piattaforma Mqb Evo – prendono posto senza difficoltà quattro persone: dietro, le ginocchia possono sempre contare su una buona quantità di centimetri.

Hola, hola. Il ponte di comando, inaugurato con la Leon, punta quasi tutto sulla multimedialità: il pannello riconfigurabile dietro il volante è chiaro e ricco d’informazioni, mentre il touch screen da 10, appoggiato sulla plancia a mo’ di tablet, vanta un’interfaccia dalla grafica razionale e comprensibile. Volendo, l’infotainment si può gestire anche con la voce, pronunciando le parole Hola, Hola seguite dal comando desiderato. Alla base dello schermo c’è una banda nero lucido che permette di controllare il volume e la temperatura del climatizzatore facendo scorrere il dito: richiede un breve periodo di apprendistato per essere padroneggiata al meglio. Da segnalare, parlando di dispositivi portatili, la compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay, con quest’ultimo che funziona pure in modalità wireless: per attivarla, è sufficiente stabilire una connessione con l’iPhone attraverso il Bluetooth, oppure attraverso l’hotspot Wlan di bordo.

Ci si può quasi divertire. Detto della multimedialità, ecco un altro argomento concreto: la guida. In movimento, la Sportstourer conferma le già buone impressioni ricavate sulla hatchback. Doti telaistiche notevoli, che si possono enfatizzare scegliendo il pacchetto Dynamic: 760 euro ben spesi, che portano in dote, fra l’altro, la regolazione elettronica degli ammortizzatori e lo sterzo progressivo. Ciò significa che il comando è piacevolmente pronto, e consente di togliersi qualche soddisfazione sui percorsi tormentati. Molto più azzeccata, rispetto a quella delle Sport utility, la posizione di guida: si sta ben distesi e si può contare su escursioni ampie del volante e del sedile.

Le piace viaggiare. La vera dimensione di questa Leon, comunque, è l’autostrada: a 130 km/h, il 2.0 TDI sonnecchia a poco meno di 2.000 giri, con ovvi vantaggi in termini di rumorosità (l’abitacolo è ben isolato anche dal punto di vista aerodinamico, oltre che sospensivo) e consumi. Già, perché non è raro leggere nel computer di bordo percorrenze intorno ai 18-20 chilometri con un litro di gasolio. E tutto ciò indipendentemente dal tipo di scenario: il due litri turbodiesel e il cambio a doppia frizione a sette rapporti si dimostrano molto efficienti pure in ambito cittadino e nell’extraurbano. Altro che Suv Ma la Sportstourer non si fa trovare impreparata nemmeno quando si chiamano a raccolta tutti i 150 cavalli: a fronte di una lieve ruvidità di fondo, il quattro cilindri risponde sempre con solerzia alle richieste del piede destro. A questo punto, avete elementi sufficienti per trarre le vostre conclusioni.