“Trasformeremo l’Alpine in un marchio esclusivamente elettrico per dimostrare che le auto a batteria emozionali sono possibili. E se sei in grado di fare auto emozionali, le persone sono normalmente pronte a pagare di più. Questa è l’idea. Con tali parole, l’amministratore delegato del gruppo Renault, Luca De Meo, ha confermato uno dei punti cardine delle strategie di elettrificazione del costruttore transalpino inserite nel piano industriale Renaulution e nel progetto di rilancio del marchio di Dieppe, delineato lo scorso autunno. 

La credibilità della F1. “Alpine è un marchio su cui vogliamo investire. Mettiamo la Formula 1 al centro del progetto perché dà credibilità e ci consente anche di richiedere un prezzo superiore, ha spiegato De Meo durante un evento del Financial Times sul futuro del settore automobilistico. Il manager ha poi aggiunto: “Useremo piattaforme che abbiamo internamente, perché così possiamo raggiungere un livello di prestazioni adeguato a un determinato livello di credibilità. E se non abbiamo una piattaforma, possiamo lavorare su partnership come quella che abbiamo con la Lotus per l’erede dell’A110. “Credo nel progetto: lo definisco come un mix tra una mini Ferrari e una mini Tesla. Vediamo se siamo in grado di realizzarlo, ha proseguito l’ad, facendo anche una precisazione. L’Alpine non sarà trasformata in un marchio premium e non avrà una gamma completa di veicoli per ogni segmento. “Non mi piace usare la parola premium in Renault, perché ho lavorato per un marchio premium e so quanto sia difficile crearlo da zero: è una questione che riguarda non solo la produzione di buone auto, ma anche la tecnologia, la distribuzione e la reputazione.

Il battery-swap. De Meo ha quindi confermato l’impegno a concentrare in Francia la produzione di modelli elettrici e ibridi e ha rivelato una novità tecnologica su cui stanno lavorando i tecnici del suo gruppo: il battery-swap, che consente di sostituire la batteria scarica di un’auto elettrica con un’altra già carica presso apposite stazioni di scambio, in modo da ridurre i tempi di “rifornimento”. Per la Renault non si tratta di una vera e propria novità, perchè dieci anni fa è stata proprio la Casa della Losanga a lanciare l’idea dello scambio degli accumulatori. “Ho chiesto ai nostri ingegneri – ha dichiarato l’amministratore delegato – di trovare una soluzione per tornare all’idea originale, che è stata sperimentata dalla Renault intorno al 2010-2011, e forse vedremo la cosa arrivare su alcune delle vetture. Non c’è nessuna decisione, ma la vedo come un’opportunità interessante”. In caso di rapido via libera, la Renault diventerebbe il primo tra i grandi costruttori automobilistici ad adottare una tecnologia finora utilizzata da poche startup, tra cui la cinese Nio.