Mobilità sostenibile, idrogeno, infrastrutture di ricarica e attività di ricerca e sviluppo sulle batterie. Sono questi alcuni degli ambiti, di particolare interesse per il settore automobilistico, che il governo Draghi ha inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il programma di investimenti da presentare alla Commissione europea per accedere agli oltre 200 miliardi di euro del cosiddetto Recovery Fund. Un programma che conferma la previsione “monstre” sulla diffusione dei veicoli elettrici già indicata dal governo Conte nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima: sei milioni nel 2030.

Le elettriche e i punti di ricarica. Secondo una bozza preparata in vista di una riunione del consiglio dei ministri convocata per sabato 23 aprile, fino al 2026 (ultimo anno di validità del Pnrr) è previsto lo stanziamento di 750 milioni di euro “per lo sviluppo di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici”. L’obiettivo è realizzare oltre 21.355 punti pubblici con connettori veloci e ultraveloci. Nel testo provvisorio, infatti, si legge: “Lo sviluppo di mobilita basata su veicoli elettrici rappresenta una rilevante opportunita di decarbonizzazione del settore, ma a oggi e estremamente limitata ed incide per lo 0,1% sul totale dei veicoli. Per raggiungere gli obiettivi europei in materia di decarbonizzazione e previsto un parco circolante di circa sei milioni di veicoli elettrici al 2030 (sui 30 milioni indicati da Bruxelles per l’intera Ue e giudicati lontani dalla realtà dall’associazione dei costruttori europei, ndr), per i quali si stima siano necessari 31.500 punti di ricarica rapida pubblici”. Per dare un’idea della portata dell’obiettivo, basta ricordare le 60 mila auto ricaricabili vendute nel 2020 in Italia (di cui 32.500 full Ev e il resto ibride plug-in), con un parco circolante complessivo che lo scorso dicembre ammontava a poco più di 99 mila vetture dotate di un connettore. Con gli incentivi e il mercato in ripresa dopo l’azzeramento dovuto alla pandemia, i numeri cresceranno sensibilmente, ma quelle ipotizzate dal governo restano comunque cifre decisamente rilevanti. Detto questo, la misura dell’esecutivo vuole “costruire le infrastrutture abilitanti al fine di promuovere lo sviluppo di mobilita sostenibile e accelerare la transizione del modello tradizionale di stazioni di rifornimento basate su carburante verso punti di rifornimento per veicoli elettrici: al fine di permettere la realizzazione di tali obiettivi, l’intervento e finalizzato allo sviluppo di 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 in centri urbani, oltre a 100 stazioni di ricarica sperimentali con tecnologie per lo stoccaggio dell’energia”.

L’idrogeno. Complessivamente, il piano prevede un investimento di 221,5 miliardi di euro (191,5 miliardi coperti con il Recovery Fund e 30,04 con un fondo complementare alimentato con lo scostamento di bilancio), di cui 57 miliardi per la transizione ecologica e la rivoluzione verde. In tale ambito rientra anche il sostegno all’utilizzo dell’idrogeno nell’industria e nel trasporto: nello specifico, si parla di uno stanziamento di 230 milioni per la realizzazione di 40 stazioni di rifornimento dedicate al trasporto stradale. Inoltre sono previsti 450 milioni di euro per attività di ricerca e sviluppo nella filiera legata all’idrogeno. Il documento indica anche un obiettivo di promozione della mobilità “soft” tramite la realizzazione di 570 chilometri di ciclovie urbane, nonché lo sviluppo di un trasporto pubblico di massa più sostenibile grazie a oltre 3,5 miliardi di euro e il rinnovo di flotte, bus e treni per il quale è previsto un investimento di 3,72 miliardi.  

Gli altri ambiti. Sempre di particolare interesse per il mondo dell’auto è il rafforzamento delle smart grid, fondamentali soprattutto per le tecnologie Vehicle-to-grid, gli interventi per la transizione 4.0 (cruciali per l’innovazione delle imprese) e le misure per favorire le connessioni a banda larga e 5G, rilevanti per l’adozione di sistemi di connettività nelle auto, per le quali sono stati stanziati 5,3 miliardi. Per il mondo dei trasporti in generale, il maggior impegno riguarda il settore ferroviario, ma non mancano obiettivi di miglioramento della sicurezza stradale, per esempio tramite l’implementazione di tecnologie per il monitoraggio delle infrastrutture. 

Domani il Cdm. “Il Pnrr – spiega Draghi nell’introduzione al testo – e parte di una piu ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. Il governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilita sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute. L’Italia deve combinare immaginazione e creativita a capacita progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese piu moderno, all’interno di un’Europa piu forte e solidale”. Al momento non si tratta di un piano definitivo: la bozza è stata preparata in vista dell’approvazione del consiglio dei ministri, che si riunirà domani mattina. In ogni caso, il piano sarà illustrato dal presidente del consiglio Mario Draghi ai due rami del Parlamento tra lunedì e martedì e potrà anche essere modificato per accogliere eventuali suggerimenti di deputati o senatori. L’approvazione definitiva dovrà arrivare entro e non oltre il 30 aprile, termine ultimo per la presentazione del documento alla Commissione europea.