La Porsche ha fissato i suoi obiettivi di lungo termine per l’elettrificazione della gamma: nel 2025, la metà delle consegne globali dovrà essere totalmente elettrica, per poi salire all’80% nel 2030. Tutto ciò a fronte del 17% raggiunto l’anno scorso dalle vendite di ibride e dalle Ev.

La decarbonizzazione. L’elettrificazione dell’offerta rientra in una più ampia strategia per la totale decarbonizzazione delle attività aziendali, che prevede per il 2030 la cosiddetta “carbon neutrality”, ossia la neutralità in termini di anidride carbonica sull’intera catena del valore. “Realizzeremo questo obiettivo evitando e riducendo sistematicamente le emissioni di CO2”, ha spiegato l’amministratore delegato Oliver Blume. “Il prossimo passo sarà quello di esigerlo anche dai nostri fornitori. Chiunque sviluppi per nostro conto celle per batterie deve produrle esclusivamente con energia sostenibile. Gli accumulatori vengono ancora prodotti secondo un procedimento che richiede molta energia. Obbligando i nostri fornitori a usare energia sostenibile, l’impronta di carbonio migliorerà notevolmente. E al più tardi entro dieci anni, la stessa batteria sarà riciclabile per oltre il 90%. Allo stesso tempo, in futuro ridurremo le sostanze inquinanti contenute nelle batterie, come per esempio il cobalto.

No ai certificati verdi. Blume ha quindi ricordato come gli impianti principali – a Zuffenhausen, Weissach e Lipsia – abbiano già raggiunto la neutralità climatica attraverso l’uso di energia rinnovabile e biogas. La Porsche ha anche stanziato per i prossimi dieci anni oltre 1 miliardo per la decarbonizzazione (le risorse saranno investite in turbine eoliche, energia solare e altre misure di tutela del clima) e ha già raggiunto un primo traguardo: “La Taycan Cross Turismo, presentata in anteprima mondiale all’inizio di marzo, è infatti la prima vettura che resterà CO2-neutrale per tutto il ciclo di utilizzo”. Per Blume, il principio guida è chiaro: “Non vogliamo compensare, ma evitare. Non vogliamo comprare certificati di CO2 da altre aziende, bensì evitare del tutto di generare emissioni. Dove non è possibile risparmiare energia, usiamo elettricità proveniente da fonti rinnovabili”.

I conti del 2020. Le strategie di decarbonizzazione potranno essere portate avanti anche grazie alla stabilità finanziaria dell’azienda di Zuffenhausen, oggi sotto il pieno controllo del gruppo Volkswagen. La Porsche ha superato la prova della pandemia chiudendo il 2020 con un nuovo record di ricavi: 28,7 miliardi di euro, 177 milioni in più rispetto al 2019. Il risultato operativo, invece, è sceso da 4,4 a 4,2 miliardi, per un margine in calo dal 15,4% al 14,6%, non lontano comunque dall’obiettivo strategico di lungo periodo di oltre il 15%. “L’esercizio 2020 è stato un successo per la Porsche, nonostante le circostanze difficili”, ha sottolineato Blume. Il direttore finanziario Lutz Meschke, inoltre, ha attribuito i risultati alla gestione dei costi e della liquidità che ha portato a una tempestiva riduzione di tutte le spese non necessarie.  “Non abbiamo comunque lesinato sui temi che riguardano il nostro futuro. Procediamo dunque a ritmo sostenuto sulla trasformazione, la digitalizzazione e l’elettrificazione. Tentare di fare economia in queste aree si tradurrebbe molto rapidamente in una perdita di competitività. La nostra gestione dei costi e della liquidità ci ha fornito un punto di riferimento. Abbiamo tutelato il nostro business così da poter ripartire a pieno ritmo una volta superata definitivamente la crisi”, ha aggiunto Meschke.

Cayenne supera Macan. A sostenere le performance della Porsche è stato anche l’andamento delle consegne, risultate in calo di appena il 3% a 272.162 unità nonostante l’impatto della pandemia sulla domanda globale e sulle attività produttive. Le performance commerciali hanno ricevuto una spinta decisiva dal mercato cinese, dove le consegne sono perfino cresciute del 3% a 88.968. La Cina, ormai primo mercato della Casa tedesca, ha così compensato in parte i cali subiti in Europa (-9% a 80.892) e negli Stati Uniti (-7% a 57.294). Sul fronte dei singoli modelli, la Porsche più popolare è stata la Cayenne: quest’ultima, grazie a una crescita dell’1% e a 92.860 unità commercializzate, ha superato la Macan, ferma a 78.124 esemplari e in calo di ben il 22%. In flessione anche la Panamera, con un -23% e 25.051 unità, mentre la famiglia delle sportive ha visto la 911 scendere dell’1% (34.328) e le 718 salire del 6% (21.784). Infine, la Taycan è passata da 813 a 20.015 esemplari consegnati: per il 2021, anche grazie all’arrivo nelle concessionarie della variante Cross Turismo durante la prossima estate, i vertici puntano a superare la soglia delle 30 mila vendite.

Nessun taglio alla forza lavoro. In un contesto di mercato complesso e nonostante i timori sull’impatto occupazionale dell’elettrificazione, la Porsche ha mantenuto il numero degli impiegati, costanti a quota 36 mila unità. “Nessun dipendente deve preoccuparsi. Abbiamo concluso un accordo di garanzia del posto di lavoro che assicura l’impiego fino al 2030”, ha spiegato Lutz Meschke. “Non stiamo tagliando nessun posto di lavoro e non stiamo eliminando nessuna filiale. Al contrario, stiamo investendo nei nostri dipendenti e nel nostro futuro. Tutto ciò sta dando i suoi frutti: la Porsche ha aumentato ulteriormente la sua efficienza e ha abbassato la soglia di profitto. Da questa situazione, intendiamo conseguire il nostro obiettivo strategico di un margine del 15% anche nel 2021, nonostante la difficile situazione economica”. La Porsche, che ha in programma di investire 15 miliardi di euro su future tecnologie per la sostenibilità, la mobilità elettrica e la trasformazione digitale, ha anche fissato i premi sui risultati 2020: ai circa 27 mila dipendenti tedeschi sarà erogato un bonus di 7.850 euro, una cifra consistente ma comunque in calo rispetto ai 9.700 euro dell’anno scorso.