Non è un mistero che nel 2020 la pandemia del coronavirus abbia colpito pesantemente il settore automobilistico in tutto il mondo, ma finora mancavano numeri precisi sulle conseguenze dell’emergenza sanitaria. Ce li fornisce adesso l’Oica, l’associazione internazionale dei costruttori automobilistici: sulla base dei dati preliminari, la produzione di veicoli a motore ha subito l’anno scorso un calo annuale del 15,8%, a 77.621.582 unità, con il solo segmento delle autovetture in contrazione del 16,9%, a 55.834.456 unità. 

Ritorno al 2010. L’Oica sottolinea come il “grave colpo” subito dal settore abbia spinto la produzione totale a ritornare ai livelli del 2010. “I risultati del 2020 cancellano tutta la crescita realizzata negli ultimi 10 anni”, ha aggiunto il presidente Fu Bingfeng, sottolineando come “dopo un 2019 tetro, che ha già visto un calo di quasi il 5% nella produzione mondiale di autoveicoli (fino a meno di 92,2 milioni di auto, camion e autobus) e che ha concluso 10 anni di crescita, l’industria automobilistica mondiale ha affrontato una nuova sfida senza precedenti nel 2020 a causa della pandemia del Covid-19. “Con la chiusura di gran parte dell’industria automobilistica e dei suoi numerosi fornitori in tutto il mondo per diverse settimane” ha continuato Fu Bingfeng “il 2020 ha segnato la peggiore crisi che abbia mai impattato sull’industria automobilistica, un settore chiave dell’economia mondiale”.

I dati regionali. L’Oica ha inoltre fornito lo spaccato della produzione in ogni regione del mondo. L’Europa ha subito una contrazione dei volumi complessivi del 21,6%, a 16.921.311 unità, e delle sole autovetture del 22,3%, a 14.545.985 unità, con alcuni Paesi che hanno registrato pesanti flessioni: si va dal -44,3% della Francia (927.718 autovetture) al -24,6% della Germania (3.515.372), dal -19,9% della Spagna (1.800.664) al -29,3% del Regno Unito (920.928) fino al -16,7% dell’Italia (451.826). Il nostro Paese ha, tra l’altro, chiuso l’anno con una produzione di veicoli in calo del 15,1% a 777.165 unità, a dimostrazione di quanto importante rimanga il segmento dei mezzi commerciali e industriali per il comparto automotive nazionale. Dati peggiori si sono registrati nel continente americano, dove i volumi totali (con la distinzione tra autovetture e veicoli commerciali leggeri che è molto labile, soprattutto negli Stati Uniti) sono scesi del 22,1%, a 15.690.215 unità, con gli Usa in contrazione del 19% e il Brasile del 31,6%. Anche il continente africano ha subito un netto calo, di oltre il 35% (-39,2% per le sole autovetture), mentre ha limitato le perdite l’Asia: -10,2% il totale della produzione di veicoli a motore (44.289.900 unità) e -11,8% quello delle sole autovetture (35.837.271). Le performance asiatiche hanno beneficiato dei risultati della Cina, in grado di recuperare rapidamente le conseguenze della pandemia e di chiudere l’anno con una flessione di appena il 2% per la produzione totale (25.225.242), e del 6,5% per le sole passenger car (19.994.081). 

Le vendite. L’associazione ha fornito un quadro parziale anche per quanto riguarda le vendite: l’impatto della pandemia c’è stato, ma è limitato rispetto a quello patito sul fronte produttivo. L’anno scorso sono stati commercializzati in totale 68.943.910 veicoli a motore, il 12% in meno rispetto al 2019. Fu Bingfeng ha comunque fatto presente come “gli ultimi mesi del 2020 abbiano mostrato globalmente un graduale recupero sui livelli del 2019. Pertanto, il risultato finale è chiaramente migliore rispetto al calo originariamente previsto, di almeno il 20%”. Ciò nonostante, non mancano differenze marcate tra le varie aree, con forti cali, di oltre il 20% o addirittura del 30%, nella maggior parte dei mercati principali, ad eccezione della Cina (-2%) e della Corea del Sud (+6%). Si prevede – ha concluso il presidente dell’Oica – che la domanda di mobilità per persone e merci rimarrà elevata, ma è altrettanto chiaro che la domanda di mobilità non è la stessa del passato. L’industria automobilistica, oltre alla necessità di una ripresa economica, sta affrontando contemporaneamente molte sfide: prodotti sempre più puliti, e la relativa fabbricazione, veicoli sempre più sicuri, connettività, automazione e altro ancora”.