La transizione verso l’elettrico è un processo ormai inevitabile, ma comporta dei costi che stanno portanto la mobilità a diventare sempre più cara. Negli scorsi mesi i rappresentanti di svariate case automobilistiche hanno sottolineato come le auto elettriche presentino costi sociali e ambientali che, a oggi, risultano ancora insostenibili. Per questo bisognerà ponderare le prossime mosse nell’ambito dell’elettrificazione: il timore è che, alla fine, il conto della rivoluzione sarà pagato dai consumatori meno abbienti.

ECCO IL TESTO DELL’EDITORIALE DEL NUMERO DI MARZO

Posso soltanto immaginare lo sconcerto della gente nell’osservare quanto sta accadendo nel mondo dell’auto, fra annunci, proclami, minacce, pentimenti e polemiche. Quando già si dava per ineluttabile il processo verso l’elettrificazione le ultime Case ad annunciare ulteriori investimenti sul tema sono Ford, GM e Jaguar Land Rover il fronte del consenso si è improvvisamente e clamorosamente incrinato. Dopo l’inopinata uscita di Akio Toyoda sui rischi della decarbonizzazione (sull’ultimo numero abbiamo analizzato le sue argomentazioni), altri big hanno rotto gl’indugi, accodandosi al numero uno della Toyota nel dar voce alle loro perplessità. Nel giro di pochi giorni, Luca De Meo di Renault, Carlos Tavares di Stellantis e Volkmar Denner di Bosch si sono iscritti al sempre più numeroso club degli scettici, sottolineando come il cambio di paradigma imposto all’industria da Bruxelles implichi una serie d’incognite ancora da risolvere.
Posizione condivisa anche da Roberto Cingolani, ministro del neonato dicastero della Transizione ecologica, il quale appena insediatosi in un esecutivo che rivendica fra le priorità del programma la difesa dell’ambiente ha ritenuto opportuno fare un richiamo alla ragionevolezza: Quando Akio Toyoda ha affermato che le auto elettriche presentano costi sociali e ambientali ancora insostenibili, molti si sono stracciati le vesti, soprattutto tra chi fa una moda dell’essere green. A ben vedere, però, il capo della Toyota ha fatto solo presente che anche una buona tecnologia come l’auto elettrica va usata con intelligenza. Il litio e il cobalto, materiali necessari per la produzione delle batterie, sono difficili da trovare e da smaltire: se anche volessimo sostituire l’intero parco veicoli globale immediatamente, le riserve di questi due metalli oggi non basterebbero a soddisfare la domanda, così come l’intera produzione elettrica oggi disponibile non sarebbe sufficiente a garantire le ricariche. Quindi questa tecnologia necessita di tempo per essere metabolizzata e sviluppata, anche dal punto di vista infrastrutturale.
Vedremo quali riflessi avrà questa nuova posizione, decisamente di rottura rispetto all’atteggiamento pregiudiziale accreditabile in buona sostanza ai Cinque Stelle, sulle decisioni in tema di mobilità del governo Draghi. A me, fra i tanti dubbi portati dai “dissidenti”, colpisce l’allineamento di De Meo e Tavares, due fuoriclasse per visione industriale e strategica, in merito a un aspetto sul quale Quattroruote insiste da mesi: l’elettrico oggi un business sostenuto dai soldi pubblici che non risponde a una naturale domanda espressa dal mercato troverà senso e significato soltanto se il grande pubblico avrà i mezzi economici per fare il salto tecnologico. Il che è istanza niente affatto scontata. Il manager italiano ha ricordato che le auto diverranno molto più care nei prossimi anni. una cosa che nessuno vuole ammettere, tantomeno i politici che spingono sull’elettrico, ma un powertrain a batterie costa tre o quattro volte più di uno a combustione interna. Ci vorranno dieci anni per ridurne il prezzo alla metà, quindi tra dieci anni costerà ancora il doppio.
Il suo omologo francese è stato ancora più tranchant: Noi costruttori abbiamo la tecnologia e le capacità produttive per elettrificare i modelli, ma dobbiamo fare in modo che essi siano sufficientemente convenienti rispetto al potere d’acquisto dei cittadini. L’elettrificazione non è una tecnologia a basso budget: è complessa, onerosa, con costi che si ridurranno soltanto con le economie di scala. Quindi, o le aziende si mettono da sole in difficoltà perché costrette a ridurre i margini o aumentano i prezzi per proteggere i guadagni (e in questo caso perdono una parte della clientela). L’elettrificazione, per ora, non sta portando a soluzioni che le classi medie possano permettersi. I prezzi devono essere sufficientemente convenienti per garantire la mobilità dei cittadini. Quindi la domanda da rivolgere ai governi è: che cosa avete intenzione di fare per far tornare i conti e ridurre le emissioni? A conti fatti, è una decisione di natura politica.
Tavares centra il punto: se è stata la politica a decidere che l’unica soluzione per garantire la sostenibilità ambientale è il full electric (assioma peraltro tutto da dimostrare: nel grande schema del bilancio energetico globale, le auto private rappresentano già ora una minima parte del problema, quindi l’insistenza sul volerle indirizzare verso una precisa tecnologia ha più il sapore dell’accanimento ideologico. E si continua a sottovalutare l’incidenza su tale bilancio della produzione industriale, ovvero di come le automobili vengono costruite), è altresì giusto che sia la politica stessa a creare le condizioni affinché il consumatore medio possa assecondare la transizione desiderata. Il tema non è banale: se è vero che il costo industriale delle EV scenderà sempre più velocemente, lo è altrettanto che l’Europa ha messo in moto un meccanismo tale da rendere sempre più costoso lo sviluppo dei motori termici (il raggiungimento dei limiti Euro 7 sta già facendo dormire sonni agitati a molti). Certo, un giorno non proprio prossimo i costi industriali delle due soluzioni s’incroceranno, rendendo indolore (e forse automatica) la scelta. Rimane però il fatto che si è scientemente deciso di spostare sempre più in alto l’accesso alle automobili nuove, rendendone chimerico l’acquisto per un numero enorme di automobilisti, che già oggi stentano a cambiare la vecchia macchina.
Riservare il diritto alla mobilità a un gruppo di privilegiati è una sconfitta della collettività, perché non è chi non veda come la motorizzazione di massa sia stata una conquista di civiltà che ha cambiato il corso del XX secolo. Quattroruote una volta scrisse: L’automobile non dev’essere un mezzo riservato a chi ha molto denaro, ecco perché vogliamo che l’automobile divenga sempre più sicura, sempre più economica, e sia facilmente accessibile a chiunque la desideri. Parole di Gianni Mazzocchi: era il dicembre del 1962. Il futuro, o è di tutti o non è.