Il motore a gasolio ha conosciuto negli ultimi decenni straordinari sviluppi, grazie all’adozione prima del turbo (alla fine degli anni 70), poi del sistema d’iniezione common rail (1997) e, più recentemente, del filtro antiparticolato, che ha permesso di risolvere uno dei suoi problemi maggiori, l’emissione di una maggiore quantità di polveri fini rispetto alle unità a benzina. Il tutto conservando i vantaggi che derivano dalla sua intrinseca efficienza, ovvero minori consumi ed emissioni, soprattutto per quanto riguarda la CO2. I limiti di emissioni sempre più stringenti hanno però costretto ad adottare soluzioni via via più complesse per la depurazione dei gas di scarico, come i catalizzatori Scr (anche doppi, su alcuni modelli): questo ha finito per rendere economicamente sconveniente l’adozione di motori diesel sulle vetture delle fasce inferiori del mercato, decretandone di fatto la sparizione dai listini.

Grazie al suo elevato rendimento termico, superiore a quello dei propulsori a benzina, il diesel è di per sé un motore dai bassi consumi, quindi capace di garantire un’elevata autonomia e ideale per chi accumula elevate percorrenze annue, in genere superiori ai 20 mila chilometri. Il problema è dato dalla guerra ideologica scatenata nei suoi confronti dal mondo della politica negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2015 e dallo scoppio del caso detto dieselgate. Un’assurda selva di divieti, attuali o preannunciati per il prossimo futuro, ha portato così a un crollo della domanda dei modelli diesel, molti dei quali sono stati semplicemente tolti dai listini da parte delle Case. Il rischio di non poter usare, almeno in certi periodi, la propria vettura a gasolio rende comunque le diesel sconsigliabili per chi abita nelle grandi città, soprattutto del Nord Italia (ma anche a Roma), che hanno già adottato limitazioni alla loro circolazione (comprendenti anche quella delle più recenti Euro 6). Tutto questo incide negativamente sulla rivendibilità e sul valore residuo dei modelli con questo tipo di propulsione. A chi, comunque, sente la necessità di un’auto diesel perché percorre molti chilometri l’anno, suggeriamo di prendere in considerazione formule come il noleggio o il finanziamento con ritiro a valore futuro garantito, così da risolvere i problemi della sostituzione dell’auto dopo un certo periodo di utilizzo.

Nei prossimi anni, i limiti di emissioni previsti saranno ancora più severi di quelli attuali: le soluzioni tecniche per soddisfarli esistono, ma sono così costose per le auto a gasolio da metterle sostanzialmente fuori mercato e da indurre molti costruttori a rinunciarvi del tutto. Prima che ciò inevitabilmente accada, decretando la morte di un sistema di propulsione efficiente sulla base di teorie prive di basi scientifiche, è ragionevole prevedere che, ancora per qualche anno, le Case continueranno a offrire diesel elettrificate, che consentono di ottenere la patente politicamente corretta di auto ibrida. Si potranno vedere diffondersi, quindi, diesel mild hybrid, soprattutto dei segmenti medio-alti del mercato (BMW e Mercedes già le propongono).