Il metano è un gas naturale, che non deriva (come il Gpl) dalla lavorazione del petrolio ed è disponibile in gran quantità. Composto da un solo atomo di carbonio e da quattro di idrogeno, è intrinsecamente pulito, per la ridotta nocività delle sue emissioni, in termini di CO2 e, soprattutto, di NOX (gli ossidi di azoto). Tuttavia, per essere stivato in quantità sufficiente a bordo dei veicoli, dev’essere compresso a circa 200 bar: questo impone l’impiego di serbatoi molto robusti e pesanti, realizzati con acciaio dallo spessore elevato. Per non incidere eccessivamente sulla massa dell’auto, sono stati adottati più di recente serbatoi di materiali compositi, molto più leggeri, ma anche più costosi. L’alimentazione a metano comporta un sensibile calo di potenza, ma non nei motori turbo, che consentono di aumentare la pressione di sovralimentazione. Per essere classificate monofuel, le auto a metano devono avere un serbatoio della benzina molto piccolo, al massimo di 15 litri: in tal caso, però, godono di benefici fiscali. Le bombole del metano sono soggette a verifiche periodiche diverse in base alla loro tipologia e omologazione: gli intervalli variano da quattro a cinque anni.

L’auto a metano è, ovviamente, molto adatta a chi intende risparmiare sul costo del pieno; inoltre, essendo questo gas più leggero dell’aria, non costringe a sottostare alle limitazioni nei parcheggi sotterranei previste per chi impiega invece il Gpl. Tuttavia, la distribuzione dei 1.600 impianti di erogazione presenti sul territorio nazionale è molto disomogenea: il metano, quindi, è adatto soprattutto a chi abita nelle zone in cui si registra la maggiore concentrazione di stazioni di servizio, come l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e la Campania (per contro, in Sardegna ci sono solo tre distributori). Il metano, inoltre, è adatto a chi è disposto ad accettare tempi di rifornimento più lunghi, a seguire un corso online per poter utilizzare i (pochissimi) impianti self-service finora esistenti così da ottenere la necessaria abilitazione e a chi non trova troppo penalizzante la riduzione dello spazio per i bagagli imposta dalla presenza dei serbatoi.

Nei listini delle Case sono ormai rimasti pochi i modelli che offrono vetture alimentate a metano già approntate in fabbrica: in pratica, si tratta soltanto di auto dei gruppi Fiat e Volkswagen. Il segnale è inequivocabile: l’elettrificazione segna il declino del metano che, del resto, è utilizzato soprattutto in Italia e molto meno negli altri Paesi europei (cosa che limita il potenziale mercato). Si può, quindi, prevedere una flessione del suo impiego in campo automobilistico. A meno che non venga promosso l’uso del biometano, derivante da biomasse di origine agricola, che offre un impatto ambientale paragonabile a quello delle auto elettriche.