Ancora un mese in forte flessione per il mercato dell’auto italiano. Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, a febbraio sono state immatricolate 142.998 vetture, il 12,3% in meno rispetto a un anno fa. La nuova flessione della domanda risente naturalmente delle conseguenze della pandemia del coronavirus: tra queste, le più pesanti sono la scarsa fiducia delle imprese (per quanto in risalita nelle ultime settimane), la bassa propensione agli acquisti tra i consumatori e, ovviamente, le misure di limitazione agli spostamenti in diverse aree del Paese che hanno influito sull’affluenza nelle concessionarie. 

Il bimestre. La contrazione di febbraio non è molto lontana da quella registrata a gennaio e pari al -14% circa. Di conseguenza, il primo bimestre, con 277.145 immatricolazioni, mostra un calo del 13,1% rispetto al pari periodo dell’anno scorso, quando il mercato non aveva ancora patito, se non in minima parte, gli effetti della prima ondata della pandemia.

Male Stellantis. Il gruppo Stellantis chiude anche il secondo mese dell’anno con un andamento peggiore rispetto al trend di mercato: sono 59.153 immatricolazioni, il 13% in meno rispetto a febbraio 2020, quando i dati erano suddivisi tra la Fiat Chrysler Automobiles e la PSA. Tra i vari marchi solo la Citroën è in positivo, con 8.243 veicoli registrati e +2,6%. Segno meno per tutti gli altri brand: -54,6% per l’Alfa Romeo (865 unità immatricolate), -47,8% per la DS (361), -18,2% per la Fiat (22.769), -0,9% per la Jeep (5.601), -35% per la Lancia (3.866), -30,7% per la Maserati (106), -4,4% per la Opel (6.671) e -1,4% per la Peugeot (10.671). Il nuovo colosso può comunque contare su una quota di mercato del 41,4%, sostanzialmente stabile rispetto al 41,7% complessivo raggiunto un anno fa dalle due aziende che hanno completato il progetto di integrazione da neanche due mesi.

Wolfsburg in deciso calo. Performance negative anche per il gruppo Volkswagen: le immatricolazioni, pari a 21.348 unità, scendono del 23,2%. Il brand omonimo perde il  32,4% (10.969 unità), la Seat il 31,7% (1.972) e l’Audi il 5% (5.554), mentre la Skoda mette a segno un rialzo marginale dello 0,4% (2.823) e la Lamborghini è stabile a 30 immatricolazioni. 

Giù Renault e Ford. Anche il gruppo Renault segna performance parecchio peggiori di quelle del mercato, registrando un calo del 21,7% e 11.085 immatricolazioni. Di queste, 6.577 sono del marchio della Losanga (-33,5%) e 4.508 della Dacia (+5,3%). In perdita, seppur a un tasso molto più contenuto, risulta pure la Ford: 9.623 registrazioni e un -10,8%.

Daimler e BMW in flessione. Andamento analogo per la Daimler e la BMW. Il gruppo di Monaco di Baviera perde l’8,5%, con 6.350 immatricolazioni, di cui 4.922 per il brand dell’Elica (-4,3%) e 1.428 per la Mini (-20,5%). Per il costruttore di Stoccarda le registrazioni sono 4.476, per una contrazione del 12,7%. Il marchio Mercedes scende del 19,2% a 3.875 unità, mentre la Smart balza dell’81% a 601.

Asiatiche in chiaroscuro. Tra i costruttori orientali spicca ancora una volta il gruppo Toyota: con 8.461 immatricolazioni, il colosso guidato da Akio Toyoda sale del 4,4%, con il marchio omonimo in crescita del 5,6% (7.969 auto) e la Lexus in calo dell’11,7% (492 registrazioni). La Nissan, invece, perde il 25,6% (2.764 immatricolazioni), la Honda il 14,4% (652 unità), la Mitsubishi il 35,8% (361) e la Subaru il 31,8% (187), mentre la Suzuki guadagna il 54,4% (4.955) e la Mazda il 14,8% (1.195). Segno più anche per la coreana Hyundai con un +1,4% (3.611). Male la Kia con un -18,3% (3.723).   

Sale ancora la Volvo, bene la Tesla. Tra gli altri marchi del segmento premium, la Volvo, con 1.742 immatricolazioni, guadagna il 23,4%. In deciso calo risulta ancora una volta il gruppo Jaguar Land Rover: le immatricolazioni sono pari a 1.235 (-22,7%), di cui 303 per il marchio del Giaguaro (-30,7%) e 932 per il brand dei fuoristrada (-19,7%). In controtendenza la Tesla, con una crescita dell’8,9% e 281 immatricolazioni. La Porsche perde il 14,3%, con 545 auto registrate, mentre le 54 Ferrari immatricolate implicano una crescita del 14,9%.

Panda sempre in testa. La classifica dei modelli più popolari vede sempre al vertice la Panda, in grado di rafforzare ulteriormente la sua posizione di modello più venduto sul mercato italiano: sono 13.492 gli esemplari immatricolati, oltre mille in più rispetto ai 12.162 di gennaio. Alle sue spalle si piazzano la Lancia Ypsilon (3.866) e la Ford Puma (3.855). Seguono, nell’ordine, la Toyota Yaris (3.741), la Citroën C3 (3.735), la Opel Corsa (3.550), la Renault Clio (3.458), la Jeep Renegade (3.406), la Fiat 500X (3.345) e la Fiat 500 (3.218). Nel complesso, la top ten del mercato è quasi monopolizzata da vetture del gruppo Stellantis: sono ben sette su dieci.

Le ibride superano le diesel. Sul fronte delle alimentazioni, i dati evidenziano ancora una volta il trend positivo delle elettrificate e, di converso, la costante contrazione dei motori endotermici tradizionali. Nel complesso, l’aggregato delle auto alla spina e delle ricaricabili cresce del 123% e vede la propria penetrazione migliorare dal 2,3% al 5,8%. Nello specifico, le elettriche a batteria assistono a una crescita del 36,6% e salgono dall’1,5% al 2,4% del mercato, mentre le ibride plug-in, grazie a un incremento del 301,7%, passano dallo 0,7% al 3,4%. Quanto alle ibride leggere, si assiste a uno storico sorpasso: con un +146,1%, arrivano al 28,8% del mercato (10,3% un anno fa) e superano, per la prima volta, le diesel, che perdono il 37,1% e scendono dal 34,9% al 25%. Ancora in vetta le auto a benzina, anche se in calo ormai inesorabile: con un -35,8%, passano dal 44,8% al 32,8% del mercato. 

La domanda tiene con i privati. In termini di canali di vendita, la domanda di mercato è sostanzialmente sostenuta dai privati, con un +11,4%. Le società, invece, scendono del 2,6% e le autoimmatricolazioni del 35,5%. Il noleggio a lungo termine cala del 16,7% e quello a breve del 75,1%.

Ancora male l’usato. Risulta di nuovo in contrazione il mercato delle auto usate: i trasferimenti di proprietà, al lordo delle minivolture, sono pari a 303.046 unità a febbraio (-10%) e a 562.290 nel bimestre (-16,8%). 

Continua la flessione delle emissioni. Scendono del 7,7% le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni, calcolate sui valori Wltp, passando dai 136,2 g/km di un anno fa a 125,8 g/km. A febbraio sono state immatricolate 3.457 auto (2,4% del mercato, in crescita del 36,6%) con emissioni inferiori ai 20 g/km e 2.410 auto (1,7% del totale, +377,2% rispetto al febbraio 2020) nella fascia 21-60 g/km. Sono state invece 95.304 le registrazioni di modelli con emissioni di CO2 comprese tra i 61 e i 135 g/km, il 66,1% del totale (+14,5% in più rispetto allo scorso anno). Oltre a queste tre fasce, le cui vetture rientrano negli incentivi, sono state registrate anche 36.274 auto (25,2% del totale, -46,1% rispetto a febbraio 2020) nella fascia compresa tra i 136 e i 190 g/km, mentre i modelli con emissioni superiori ai 191 g/km sono stati 2.354 (-12,3%), pari al 3% del mercato.

Il commento dell’Unrae. “Il dato sulle immatricolazioni di febbraio c:onferma la pesante condizione in cui versa il mercato dell’automotive, una situazione critica che fa presagire un drammatico e ulteriore peggioramento quando – prevedibilmente a fine marzo, inizio aprile – i fondi destinati agli incentivi saranno esauriti”, ha commentato Michele Crisci, presidente dell’Unrae. Il manager ha invitato il governo a “rinnovare quanto prima il sistema degli incentivi” anche per via dei benefici ambientali a essi legati: “Le nostre valutazioni, basate sui dati delle vendite, indicano che l’incentivazione governativa dei mesi estivi è stata usata per il 60% per l’acquisto di auto verdi’ ed Euro 6 a fronte della rottamazione di vetture obsolete e inquinanti”, ha concluso Crisci.