A febbraio il mercato europeo dell’auto non frena la sua caduta: dopo il -26% di gennaio, i volumi flettono di un quinto rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e scendono di nuovo sotto la soglia del milione di unità. In particolare, secondo i dati forniti dall’Acea, le immatricolazioni nell’area composta dai Paesi Ue-Efta e dal Regno Unito lo scorso mese si sono attestate su 850.170 unità, per un calo del 20,3% rispetto a un anno fa. Per l’associazione europea dei costruttori, la domanda continua a essere penalizzata “pesantemente” dalle misure restrittive imposte dalle varie autorità nazionali per frenare la pandemia del coronavirus e dall’incertezza economica.

I mercati principali. Anche a febbraio è la Spagna a mostrare le peggiori performance tra i cinque maggiori mercati europei, con un calo delle immatricolazioni del 38,4%. Seguono, nell’ordine, il Regno Unito, con un -35,5%, la Francia, con un -20,9%, e la Germania (-19%). Contiene le perdite l’Italia, dove il calo è stato del 12,3%. Anche nel consuntivo del primo bimestre, chiuso in contrazione del 23,1% a 1.693.059 unità, è la Spagna la peggiore: il mercato iberico ha perso quasi la metà dei volumi (-44,6%). Il Regno Unito ha subito un calo del 38,1%, la Germania del 25,1%, la Francia del 14,2% e l’Italia del 13,1%.

Stellantis ancora in calo. Nella classifica dei principali produttori, il gruppo Stellantis registra a febbraio una flessione del 22,4% e 198.883 immatricolazioni. Nessuno dei vari marchi presenta dati positivi: la Peugeot perde il 12,2% (66.080 unità), la Fiat il 28,4% (38.744), la Citroën il 23,2% (38.638), la Opel/Vauxhall il 28,1% (36.003), la Jeep il 5,3% (10.402), la Lancia il 35% (3.869), la DS il 47,4% (3.014), l’Alfa Romeo il 44% (1.909) e la Maserati il 18,5% (224).

Performance negative per le tedesche. Il nuovo sodalizio si piazza comunque alle spalle del gruppo Volkswagen, sempre al primo posto dall’alto delle sue 218.885 immatricolazioni (il 19% in meno rispetto a un anno fa). Il brand omonimo scende del 21,7% (94.242 unità), la Skoda del 13,8% (48.193), l’Audi del 15,6% (43.081), la Seat del 24,3% (28.755), la Porsche del 7,2% (4.365) e i marchi superpremium Bentley, Lamborghini e Bugatti del 38,4% (249). Performance in calo, ma comunque migliori del mercato, per la BMW. Il costruttore bavarese, quinto in classifica, immatricola 58.436 vetture (-13,1%), con il marchio dell’Elica in flessione del 13,7% e la Mini in discesa del 10,1%. Per il gruppo Daimler le registrazioni sono pari a 47.120, per un calo del 20,4% frutto del -22,6% della Mercedes-Benz e del +63,8% della Smart.

Male anche Renault, Hyundai e Toyota. Perdite consistenti interessano pure i gruppi Renault e Hyundai. La società di Boulogne-Billancourt, terza alle spalle di Stellantis, vede le immatricolazioni attestarsi su 74.298 unità, il 28,6% in meno rispetto a febbraio 2020. Tra i marchi spicca il +41,3% dell’Alpine, anche se i numeri sono decisamente contenuti (89 registrazioni). La Renault flette del 34,7%, la Dacia del 13,6% e la Lada del 53,8%. Per i coreani, quinti in classifica, la contrazione è del 19,1%, con 60.878 unità: il marchio Kia chiude con un -15%, mentre la Hyundai segna un -23%. La sesta posizione è occupata dal gruppo Toyota: le immatricolazioni del costruttore nipponico sono 52.800, per un calo dell’11,8% dovuto soprattutto al -31,4% della Lexus (il marchio omonimo perde, invece, il 10,5%). Tra gli altri costruttori giapponesi il calo è generalizzato. La Nissan, infatti, perde il 34,5%, la Mazda il 22,9%, la Honda il 49,1% e la Mitsubishi il 57%.

Scendono Ford e le inglesi, bene Volvo. Tra le altre Case la Ford, con 42.669 immatricolazioni, scende del 22,5%. La Jaguar Land Rover piazza 8.100 veicoli e flette del 29,4% con il marchio del Giaguaro e il brand dei fuoristrada in contrazione, rispettivamente, del 50,5% e del 19,9%. L’unico costruttore con segno più dell’intera classifica Acea è ancora una volta Volvo: gli svedesi immatricolano 23.354 veicoli e guadagnano il’1,4% rispetto a febbraio 2020.

Il commento dell’Unrae. “Continua il periodo di forte crisi per il mercato dell’auto in Europa e il settore guarda con preoccupazione ai ritardi delle istituzioni nel favorire la transizione verso una mobilita sostenibile. A fronte di ingenti investimenti dei costruttori verso elettrico e idrogeno, la rete stradale europea risulta ancora in forte ritardo nell’installazione delle infrastrutture di ricarica che crescono della meta rispetto al mercato. Senza un numero adeguato, anche in prospettiva, di impianti di ricarica veloce sulle principali autostrade continentali sara impossibile raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero nei prossimi 30 anni, commenta Michele Crisci, presidente dell’Unrae, sottolineando come  l’Italia sia “ancora all’ultimo posto (insieme alla Spagna) fra i grandi Paesi europei nella diffusione di auto alla spina’, con una quota del 5,8% a febbraio, contro il 20,7% della Germania, il 13,2% della Francia e il 13% del Regno Unito”. “Una spinta decisiva alla diffusione dell’elettrico nel nostro Paese puo venire dalla crescita del comparto auto aziendali, oggi fermo al 36% del mercato contro quote superiori al 50% dei major markets europei. Ma ribadisce Crisci se non si provvede ad allineare la fiscalita di questo comparto a quella degli altri Paesi e ad adeguare al nuovo ciclo di prova Wltp i valori di CO2 per l’applicazione dei fringe benefit, il mercato delle auto verdi’ in Italia rischia di rimanere fanalino di coda anche nei prossimi anni”.