Tra le tante mail ricevute in queste settimane, in occasione dei 65 anni di Quattroruote, c’è anche quella di Egidio, accompagnata da un paio di foto che ritraggono la sua bella Alfa Romeo GTV 2.0 e l’affascinante Fiat X1/9 di un suo caro amico. Due modelli risalenti proprio all’epoca in cui nasce la passione del lettore di Ancona per i motori, quando l’esplosione della plastica, a suo dire, rende più interessanti di oggi i restyling delle vetture.    

Nasce una passione. Siamo nel 1982, sto prendendo la patente avendo raggiunto i tanto sospirati 18 anni, esordisce. All’inizio di ogni mese, già da qualche anno, mi fiondo dal giornalaio a comprare Quattroruote, me lo divoro in poche ore [] e con la fantasia mi chiedo quale macchina sportiva comprerei. Anche se agli antipodi come concetto di sportività, mi soffermo su due auto: una ha una bella meccanica, di quelle che fanno invidia a tutti ed è persino comoda, spaziosa e con un bagagliaio da berlina di famiglia; l’altra ha una meccanica di origini ben più modeste, spazio e comodità neanche a parlarne, ma ha un impatto da vera star dal cinema ed è persino una roadster!, il suo ricordo. Non ho i soldi nemmeno per comprarne mezza, ma i loro prezzi sono molto differenti: circa 10 milioni di lire per la Fiat X1/9 Five Speed e quasi 15 milioni per l’Alfa Romeo GTV 2.0.

Plastiche in voga. Due celebri modelli, quindi, che costituiscono importanti aggiornamenti delle versioni d’origine: la Five Speed viene lanciata nel 1978, mentre il più importante facelift della coupé su base Alfetta arriverà nel 1980. Siamo negli anni dei restyling, che comunque Quattroruote chiama ancora aggiornamenti estetici. La plastica sta pian piano prendendo il sopravvento sul metallo e le case automobilistiche non fanno altro che ingrandire i fanali posteriori, inserire grandi borchie sulle ruote, sviluppare grossi paraurti, aggiungere le modanature qua e là, il tutto ricorrendo ovviamente a tale materiale, racconta il lettore.

Novità apprezzate. Comunque sia, la cosa piace a tutti. L’impatto estetico degli aggiornamenti ringiovanisce le macchine già in produzione da qualche anno e le rende più moderne e appetibili. E, quando esce un modello nuovo, viene preso come riferimento per cogliere quei tratti estetici che possono andare di moda sui restyling. Almeno per quest’ultimo aspetto, in realtà, è così anche oggi: per esempio, si pensi al facelift della Peugeot 3008, che aggiunge al frontale della vettura gli artigli a Led e la calandra a lamelle dell’ultima generazione di vetture del Leone; mentre il prossimo lifting della Fiat 500X, attesa anche nell’inedita variante cabrio, dovrebbe riprendere alcuni stilemi della nuova 500 elettrica.

Più moderne. Questo aspetto interessa ovviamente anche i marchi Fiat e Alfa Romeo, che, dovendo aggiornare le due sportive, cercano di renderle più moderne possibili. Ed ecco quindi nascere la X1/9 aggiornata in Five Speed (trovate i dettagli delle versioni di questa spider, le quotazioni e altro nel volume Guida al Collezionismo Fiat, in edicola con Ruoteclassiche di febbraio, ndr) e l’Alfetta GTV, che perde il nome d’origine, quasi a voler cancellare un passato oramai obsoleto. In parte è così: la GTV perde, nel 1983, la parola Alfetta proprio perché questo modello rimarrà in produzione ancora per qualche anno dopo l’addio della berlina da cui trae origine, sostituita nel 1984 dalla poco fortunata Alfa Romeo 90.

La vettura. La mail si conclude con un interrogativo: Oggi il purista (li chiamano così) ci dice che il primo modello è sempre il più bello: ma all’epoca cosa diceva questo purista di fronte ai restyling? In fondo, sono convinto che piacessero anche a lui. Diteci anche voi cosa ne pensate lasciando un commento qui sotto.