Il gruppo Stellantis è disponibile a cancellare il nome Cherokee dalla gamma Jeep e a soddisfare, così, la richiesta avanzata da uno dei leader dei nativi americani: lo ha dichiarato l’amministratore delegato, Carlos Tavares, in un’intervista al Wall Street Journal, confermando l’impegno al dialogo con i rappresentanti degli indiani d’America.

La richiesta. Pochi giorni fa, Chuck Hoskin Jr., il capo della Nazione Cherokee, la più grande delle tre tribù Cherokee riconosciute dal governo federale degli Stati Uniti, ha chiesto esplicitamente all’azienda automobilistica di non utilizzare denominazioni legate alla storia degli indiani. “Penso sia arrivato il tempo in cui società o squadre sportive non usino più nomi, immagini e mascotte legati ai nativi americani”, ha spiegato Hoskin, aggiungendo che solo i nativi hanno il diritto di decidere come impiegare i propri nomi e simboli. Negli Stati Uniti, non si tratta di una questione irrilevante: si inserisce in un dibattito sempre più acceso direttamente legato alle proteste contro il razzismo e ogni discriminazione sociale, etnica o politica. L’anno scorso, per esempio, ha fatto scalpore la decisione della franchigia della Nfl dei Washington Redskins di modificare il proprio nome (che in inglese significa Pellerossa) e il logo (un indiano stilizzato) su invito soprattutto degli sponsor. Una decisione analoga è stata presa nel baseball dai Cleveland Indians. La Jeep, almeno inizialmente, ha respinto la richiesta di Hoskin, pur garantendo la propria disponibilità al dialogo: “I nomi delle nostre auto sono sempre stati scelti attentamente con lo scopo di rendere omaggio ai nativi americani, alla nobiltà dei loro popoli, al loro orgoglio e al loro coraggio.

La replica. Interpellato sulla disponibilità a cancellare il nome Cherokee, Tavares è stato chiaro: “Siamo pronti a arrivare a qualsiasi punto, fino a prendere una decisione con le persone appropriate e senza intermediari. “In questa fase – ha proseguito il manager portoghese – non so se ci sia un problema reale. Ma se c’è, ovviamente lo risolveremo”, ha poi chiosato facendo presente di non essere direttamente coinvolto nei colloqui con i nativi. Di certo, Tavares rischia di doversi occupare personalmente della questione vista l’importanza sia dei modelli interessati (le Jeep Cherokee e Grand Cherokee costituiscono oltre il 40% delle vendite negli Stati Uniti) sia delle eventuali conseguenze per la reputazione aziendale. Per ora, l’amministratore delegato non sembra preoccupato ed è convinto che assegnare nomi indiani alle auto del marchio Jeep rappresenti una forma di rispetto: “Non ci vedo nulla di negativo. Penso sia solo un modo di esprimere la nostra passione creativa, le nostre capacità artistiche.

Le altre interviste. Tavares, ieri impegnato in una lunga giornata di presentazione dei risultati finanziari di FCA e PSA (l’ad di Stellantis ha dedicato oltre due ore alla conference call con gli analisti), ha interloquito con varie testate. A Las Echos, per esempio, ha ribadito di attendersi un sostegno governativo da parte del Regno Unito a favore dell’impianto inglese di Ellesmere Port, mentre con il Sole 24 Ore ha trattato il tema del processo di consolidamento del gruppo, escludendo, almeno per ora, nuove operazioni di acquisizione o fusione, per concentrare tutte le attenzioni sull’integrazione delle attività dei due costruttori confluiti in Stellantis.