Il trend è noto da tempo, ma ha ripreso vigore solo negli ultimi mesi: in periodi di crisi economica, come quella attuale, la domanda automobilistica è sostenuta essenzialmente dai segmenti premium. Ne stanno beneficiando non solo le aziende più esposte all’alto di gamma, come la Daimler e la BMW, ma anche costruttori generalisti come la General Motors, la FordStellantis. Tutte, nel presentare i conti trimestrali, hanno sottolineato il contributo del miglior mix di prodotto: in sostanza, il rimbalzo dei volumi determinato dal favorevole confronto con l’anno scorso è accompagnato dalla vendita di modelli di fascia alta che garantiscono una migliore redditività. Non è da meno il gruppo Volkswagen, che nel primo trimestre ha tratto vantaggio del contributo delle controllate Audi e Porsche per proseguire lungo il percorso finanziario positivo intrapreso nella parte finale del 2020.

I dati. Il costruttore di Wolfsburg ha messo a segno “forti performance”, non solo per i significativi miglioramenti rispetto a un primo trimestre dell’anno scorso influenzato dal coronavirus. Alcune voci del conto economico, infatti, sono tornate ai livelli pre-crisi dei primi tre mesi del 2019 grazie al taglio dei costi e, ovviamente, alla ripresa dei mercati. Le vendite, anche per i forti risultati registrati in Cina, sono cresciute del 21,2%, arrivando a 2,4 milioni di unità, mentre i ricavi sono aumentati del 13,3%, raggiungendo 62,4 miliardi di euro, superando così i 60 miliardi pre-pandemia. L’aumento delle vendite, il miglioramento del mix di prodotto, la riduzione delle spese e altri fattori hanno quindi spinto l’utile operativo a salire da 900 milioni a 4,8 miliardi, per un margine del 7,7% (un anno fa era pari all’1,6%), e l’utile netto da 517 milioni a 3,4 miliardi. Inoltre, le sole attività automobilistiche hanno generato cassa per 4,7 miliardi, più del doppio rispetto ai flussi positivi per 2 miliardi del primo trimestre del 2019, a fronte dell’assorbimento per 2,5 miliardi patito un anno fa. Ne ha tratto beneficio la liquidità, cresciuta dai 26,8 miliardi di fine 2020 a 29,6 miliardi. Tali risultati sono stati raggiunti nonostante un aumento da 3,6 a 4 miliardi dei costi di ricerca e sviluppo e grazie alla riduzione da 2,1 a 1,9 miliardi degli investimenti. 

Le prospettive. “Abbiamo iniziato l’anno con grande slancio e siamo su un buon percorso operativo. Ciò si riflette chiaramente nei nostri dati trimestrali”, ha commentato l’amministratore delegato Herbert Diess, esprimendo fiducia per il resto dell’anno. D’altro canto, proprio sulla base dell’andamento del primo trimestre, il gruppo ha rivisto al rialzo le previsioni per il 2021 su utile operativo, flussi di cassa e liquidità. A Wolfsburg mettono però in guardia da alcuni fattori negativi (contesto di mercato difficile, incertezza economica, intensificazione della concorrenza, volatilità dei cambi, carenza di forniture e limiti alle emissioni sempre più stringenti), anche se contano di chiudere l’anno con un “aumento significativo” delle vendite e dei ricavi e con un margine operativo tra il 5,5% e il 7%, a fronte della precedente stima tra il 5% e il 6,5%. In forte crescita sono visti i flussi di cassa delle attività automobilistiche, malgrado le ripercussioni della crisi dei chip che sta rallentando la produzione dell’intero settore automobilistico e imponendo in molti casi la sospensione delle attività manifatturiere. “Prevediamo che la carenza di semiconduttori nel secondo trimestre avrà un impatto più significativo rispetto al primo”, ha ribadito il direttore finanziario Arno Antlitz. “Tuttavia, siamo fiduciosi riguardo allo sviluppo del business durante l’intero anno e abbiamo quindi migliorato le nostre prospettive”.