Nel 2020 il gruppo Volkswagen ha consegnato 231.600 veicoli a batteria, più del triplo rispetto al 2019, e per il 2021 punta a un nuovo balzo in avanti: l’obiettivo di quest’anno è arrivare alla soglia del milione di vetture elettriche vendute.

46 miliardi di euro per l’elettrificazione. L’offensiva elettrica del costruttore tedesco, delineata nel corso della tradizionale conferenza stampa annuale sui risultati di bilancio, sarà sostenuta da uno sforzo multimiliardario. Il gruppo ha l’ambizione di diventare il leader a livello globale della mobilità elettrica entro il 2025 e per raggiungere il suo scopo ha in programma di investire in cinque anni circa 46 miliardi di euro su elettrificazione e ibridazione della gamma (35 miliardi solo sulle auto a batteria). Gamma destinata, già quest’anno, a essere sempre più ampliata con auto a batteria: nel primo trimestre è iniziata la produzione della Volkswagen ID.4 a Zwickau e dell’Audi e-tron GT a Neckarsulm, nel secondo trimestre inizierà l’assemblaggio della Skoda Enyaq a Mlada Boleslav e dell’Audi Q4 e-tron a Zwickau, nel terzo sarà la volta della Volkswagen ID.6 ad Anting (Cina) e nel quarto della Cupra Born a Zwickau.

Nessuna data per l’addio alle endotermiche. Il costruttore di Wolfsburg, intenzionato a portare la quota di elettriche sul totale delle vendite europee al 60% entro il 2030 (50% a livello globale), non ha però intenzione di abbandonare le motorizzazioni endotermiche anche se uno dei suoi brand, la Bentley, ha già intrapreso la stessa strada seguita da altre realtà del settore come la Volvo, la Jaguar o la GM. Il gruppo guidato da Herbert Diess preferisce “non impegnarsi in una data precisa per la fine della tecnologia dei motori a combustione interna a causa delle differenze regionali nell’uso dell’energia primaria e delle condizioni normative”. In alcune regioni le endotermiche saranno disponibili più a lungo che in altre e comunque sarà ridotto il numero dei modelli in gamma, sarà “migliorato” il mix di prezzo e sarà tagliata la struttura dei costi per avere una maggior redditività. In sostanza i motori tradizionali dovranno generare crescenti risorse da destinare al finanziamento dei programmi per la transizione elettrica.

Nuova strategia di “piattaforma”. In ogni caso l’obiettivo è accelerare il processo di trasformazione in un fornitore di servizi per la mobilità elettrica e pertanto è stato delineato un nuovo approccio alle sfide del futuro: i tedeschi intendono focalizzarsi su una “strategia di piattaforma” in cui modelli e servizi saranno sviluppati su basi tecnologiche “ampiamente standardizzate” per ridurre la complessità e sfruttare le economie di scala e le sinergie tra i marchi. La standardizzazione riguarderà l’hardware, il software, le batterie, le ricariche e i servizi per la mobilità. Sul piano prettamente meccanico sarà sempre più pervasivo l’utilizzo della piattaforma per le elettriche Meb (Modulare Elektrifizierungsbaukasten): saranno 27 i modelli basati su questo pianale entro il 2022, quando, tra l’altro, saranno lanciati anche i primi modelli per il segmento premium sviluppati con l’architettura Ppe (Premium Platform Electric). Entro il 2025 è inoltre previsto l’arrivo di una nuova architettura, la Ssp (Scalable Systems Platform). Anche i sistemi informatici saranno completamente standardizzati: tutti i marchi utilizzeranno il sistema operativo VW.OS della divisione Car.Software nata nel 2020. Sul fronte delle batterie e delle ricariche, la strategia è stata delineata ieri in occasione del Power Day: il gruppo punta su nuove celle prismatiche che saranno prodotte in sei “gigafactory” europee e che entro il 2030 saranno istallate sull’80% dei veicoli elettrici prodotti dai marchi del colosso di Wolfsburg.

Il 2020. Ovviamente la conferenza stampa è stata l’occasione per fornire uno sguardo sull’andamento economico del costruttore di Wolfsburg nel 2020 e sulle prospettive per i prossimi anni. “Il gruppo Volkswagen ha dimostrato ancora una volta la sua solidità nel 2020, nonostante le continue sfide poste dalla pandemia del Covid-19. Il nostro utile operativo, depurato dalle componenti straordinarie, di oltre 10 miliardi di euro ha superato significativamente le aspettative al culmine della pandemia nella primavera del 2020. Siamo molto soddisfatti che, nonostante la pandemia, il gruppo Volkswagen abbia raggiunto il suo obiettivo strategico di generare flussi di cassa per più di 10 miliardi di euro nel 2020”, ha commentato il direttore finanziario uscente Frank Witter, ricordando il contributo positivo della Cina, della Porsche e dei servizi finanziari ai risultati già presentati in parte a fine febbraio.

I target finanziari. Il conglomerato, che l’anno scorso ha mancato di circa 0,8 g/km (0,3 grammi in più rispetto alle indicazioni preliminari) il limite per le emissioni di CO2 in Europa ma conta di rispettare il target per il 2021 grazie all’aumento delle vendite di elettrificate, punta per quest’anno a una continua ripresa delle sue performance finanziarie e per i prossimi anni ad aumentare gradualmente il margine operativo grazie a una miglioramento delle vendite e a una crescente disciplina nella gestione dei costi operativi (le spese fisse saranno ridotte di 2 miliardi entro il 2023 e quelle per materiali del 7%) e degli investimenti: dal 4,8% del 2020 si dovrà salire al 5-6,5% nel 2021, al 6-7% nel 2022 per arrivare al 7-8% nel 2025. “Il 2020 è stato un anno senza precedenti in cui abbiamo affrontato le più grandi sfide della nostra storia”, ha sottolineato Diess, lanciando un messaggio chiaro: “La nostra buona performance nel 2020, un anno dominato dalla crisi, ci darà lo slancio per accelerare la nostra trasformazione”. Non mancano comunque notevoli rischi, come ammesso dal nuovo direttore finanziario Arno Antlitz: dallo sviluppo della situazione sanitaria alla carenza di semiconduttori che dovrebbe avere ripercussioni per tutto l’anno e risolversi in ogni caso nel secondo semestre con un recupero della produzione finora persa (già 100 mila veicoli) nella prima parte del 2021.

Bugatti non passa a Rimac. Diess ha inoltre parlato di alcune operazioni straordinarie sul tavolo del management.  stata esclusa, per esempio, la cessione della Bugatti, oggetto di numerose indiscrezioni di stampa negli ultimi mesi. La Casa di Molsheim “non sarà trasferita alla Rimac”, ha assicurato il top manager, precisando come il marchio francese sia destinato a finire al centro di una più ampia riorganizzazione interna al gruppo Volkswagen: “La Bugatti sarà in futuro gestita dalla Porsche”. Quest’ultima ha in programma di ampliare l’attuale partnership con la società croata anche tramite la costituzione di una nuova joint venture. Diess ha anche smentito le voci su una possibile quotazione in Borsa della Casa di Zuffenhausen: “Non c’è nessuna necessità”.