Il tema dell’effettiva sostenibilità dell’elettrico, da noi sottoposto al fact-checking su Quattroruote di febbraio, è caldo non solo sul fronte industriale, ma anche su quello scientifico. A fare eco agli interventi di manager del calibro di Toyoda, Tavares e del ceo della Bosch Volkmar Denner c’è infatti un gruppo di scienziati tedeschi fortemente critico nei confronti delle politiche della Merkel che, con lauti sussidi, supportano una rapida transizione alla mobilità a batteria. In una lettera alla cancelliera, oltre 60 tra accademici e professionisti, guidati dal professor Thomas Villner dell’Università di scienze applicate di Amburgo, invocano, nella lotta alle emissioni di CO2, una maggiore apertura ad altre tecnologie, proponendo, per esempio, una rivalutazione dei biocombustibili e dei carburanti sintetici.

Il problema delle centrali. Gli scienziati tedeschi evidenziano alcune criticità ben note ai nostri lettori. A partire dal fatto che i politici, in primis quelli seduti al Parlamento europeo per legiferare in materia, ignorano quanta CO2 venga effettivamente emessa lungo l’intero ciclo di vita delle auto elettriche: una questione non secondaria, soprattutto in Germania, dove gran parte dell’elettricità che va ad alimentare la rete di ricarica è generata e lo sarà ancora per diversi anni da centrali a carbone. Date queste premesse, nell’ottica di preservare l’ambiente il Paese dovrebbe dunque ridurre i consumi di elettricità, e non aumentarli accelerando la diffusione dei veicoli alla spina.

Il contributo effettivo è marginale. C’è poi da considerare, sottolineano Villner e i suoi colleghi, quale sia l’effettivo contributo dell’elettromobilità alla riduzione dei gas serra: un punto su cui, secondo gli scienziati, il dibattito oggi si sviluppa principalmente sull’onda dell’emotività. Analizzando il periodo da qui al 2030 – considerato decisivo per il successo delle politiche climatiche finalizzate al traguardo della neutralità carbonica gli esperti sostengono infatti che l’impatto dei veicoli elettrici sia quantomeno sopravvalutato. E non mancano pareri più tranchant: Nei prossimi dieci anni, la mobilità elettrica non darà un contributo significativo alla tutela del clima ha detto Peter Pfeffer, docente di ingegneria dell’automotive all’Università di scienze applicate di Berlino. Soprattutto perché, come in Germania, anche in altri Paesi la componente di energia prodotta da fonti rinnovabili destinata a sostenere l’uso delle auto elettriche sarà minoritaria.

Piccolo è eco, grosso no. Gli accademici tedeschi, poi, pongono l’attenzione sulle conseguenze di alcune direttive dell’Unione europea, partendo dal presupposto che, per essere veramente ecosostenibili, le auto a batteria dovrebbero essere piccole, mentre non hanno un bilancio ambientale favorevole le vetture grandi dimensioni, che richiedono grossi pacchi di accumulatori, più impattanti nella produzione e nello smaltimento. Questo assunto va a scontrarsi con la ragione economica. Le Case, infatti, sono obbligate dall’Ue a rispettare stringenti limiti sulle emissioni medie di CO2 del venduto, pena multe milionarie. E questo le spinge a elettrificare il più possibile la gamma, anche attraverso i modelli di livello superiore. I quali, tra l’altro, garantiscono maggiori margini di guadagno e generano risorse importanti per recuperare gli alti costi che la transizione all’elettrico comporta.

Puntare anche su altro. Insomma, la mobilità alla spina presenta diverse criticità e, dal punto di vista del trasporto privato, non può essere considerata l’unica soluzione per l’ambiente: gli scienziati lo dicono chiaro e tondo e, perciò, chiedono a Berlino di ampliare le proprie vedute e di considerare tutte le tecnologie in campo, comprese quelle che potrebbero contribuire a ridurre l’inquinamento avviando processi di transizione più graduali, perché possono contare su filiere già esistenti. Menzionando, in particolare, i biocarburanti e gli e-fuel: una soluzione sottovalutata, ma comunque efficace e forte di vantaggi nella distribuzione, che avverrebbe attraverso le pompe di benzina tradizionali. Gli esperti chiedono di discuterne, ma dalla Merkel e dal ministero dell’Ambiente tedesco, per ora, nessuna risposta.