La Fisker sta valutando l’ipotesi di realizzare una fabbrica per la produzione di celle per batterie elettriche in Europa o negli Stati Uniti insieme con un importante fornitore. A rivelarlo, in un’intervista alla Reuters, è stato Henrik Fisker, presidente e amministratore delegato della startup di veicoli elettrici, da pochi mesi sbarcata a Wall Street con un’operazione che le ha consentito di raccogliere proventi per circa 1 miliardo di dollari.

Forniture stabili. Il progetto di una fabbrica di batterie è legato alla necessità, per l’azienda, di assicurarsi forniture stabili di un componente chiave per i suoi modelli elettrici e, di conseguenza, per evitare gli stessi problemi che hanno determinato il fallimento della Fisker Automotive tra il 2012 e il 2013. La prima avventura in proprio di Henrik Fisker nel mondo dell’auto, infatti, ha pagato pesantemente gli oneri per il richiamo delle Karma causato dai difetti delle batterie fornite dalla canadese A123, a sua volta finita in bancarotta. “Non vogliamo correre alcun rischio con le batterie” ha sottolineato l’ex designer danese spiegando che la Fisker ha intenzione di utilizzare celle prismatiche prodotte da uno dei quattro maggiori fornitori al mondo: tra questi figurano la cinese Catl, già fornitore della Tesla, e la Samsung SDI, legata alla BMW. La  startup non è comunque ancora operativa, e per accelerare i propri programmi di sviluppo e produzione ha deciso di avvalersi di una serie di collaborazioni industriali. Il suo primo veicolo, la Suv Ocean, sarà per esempio assemblato in Austria dalla Magna Steyr, probabilmente a partire dal quarto trimestre dell’anno prossimo. Inoltre, è di pochi giorni fa la firma di un accordo di cooperazione con la Foxconn, nota soprattutto per la produzione degli iPhone della Apple, per l’assemblaggio in Cina di oltre 250 mila veicolo l’anno a partire dagli ultimi mesi del 2023.