Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha presentato una denuncia contro due manager italiani del gruppo Stellantis nel quadro dell’inchiesta penale sulla manipolazione delle emissioni dei veicoli diesel commercializzati negli anni scorsi dalla Fiat Chrysler. Si tratta, secondo quanto comunicato dal dicastero di Washington, di Sergio Pasini e Gianluca Sabbioni, due dirigenti di FCA Italy, finiti nel registro degli indagati per il loro presunto ruolo in una frode ai danni delle autorità di vigilanza statunitensi. 

False dichiarazioni. Pasini e Sabbioni sono accusati di cospirazione (insieme a Emanuele Palma, arrestato due anni fa) per aver fornito dichiarazioni “false e fuorvianti” sui sistemi di controllo delle emissioni e dei consumi di oltre 100 mila veicoli diesel venduti nel Paese. I due manager avevano supervisionato lo sviluppo e la calibrazione dei diesel di 3.0 litri finiti al centro dello scandalo: a loro spettava, nello specifico, la regolazione di diverse funzionalità del software dei sistemi necessari per rispettare i limiti di emissioni degli ossidi di azoto (NOx). 

Le accuse. Secondo la denuncia, Palma, Pasini, Sabbioni e altre persone coinvolte hanno regolato “di proposito” le funzioni di controllo al fine di produrre emissioni più basse durante i test federali, e più elevate in condizioni di guida reali. Pertanto, per il dipartimento di Giustizia, i tre italiani hanno “volutamente ingannato” le autorità di vigilanza e, al contempo, hanno “rilasciato o indotto altri a rilasciare dichiarazioni false e fuorvianti” per garantire l’omologazione dei veicoli, e quindi il lasciapassare per la loro commercializzazione negli Usa. Inoltre, le accuse riguardano anche le soluzioni implementate al fine di ottenere dati migliori nei consumi di carburante, e quindi rendere “più attraenti” i veicoli per i potenziali clienti. I tre manager, si legge nell’atto di accusa, “sapevano” che quel genere di calibrazione “avrebbe danneggiato gli acquirenti”.

Cosa rischiano. A carico di Pasini e Sabbioni ci sono otto capi di accusa: uno per “cospirazione finalizzata alla frode e alla violazione del Clean Air Act”, uno per “complotto in frode telefonica” e sei per violazione di disposizioni specifiche del Clean Air Act. Se condannati, rischiano fino a 37 anni di carcere. Palma, a oggi unico manager di FCA inquisito e sottoposto a procedimento giudiziario, è accusato anche di altri reati, tra cui false dichiarazioni agli investigatori dell’Fbi e dell’Epa: rischia fino a 47 anni di custodia cautelare. Lo scorso autunno, però, un giudice federale ha rigettato vari capi d’accusa a suo carico.