Non c’è pace per il documento unico, la nuova carta di circolazione che contiene anche i dati sugli eventuali gravami (ipoteche, fermi amministrativi, ecc.) presenti nel Pubblico registro automobilistico. Introdotta da una legge del 2015 e disciplinata da una norma del 2017, la novità avrebbe dovuto entrare in vigore l’1 luglio 2018 ma di rinvio in rinvio la sua attuazione è iniziata, per fasi successive, solo nel 2020. Il prossimo 31 marzo, dopo una lunga sperimentazione e alcuni mesi di rodaggio, il documento unico dovrebbe andare a regime.

Un sistema che funziona. Il sistema informatico che permette all’Archivio nazionale veicoli (Anv) del ministero dei Trasporti e al Pubblico registro automobilistico (Pra), gestito dal’Aci, di dialogare in tempo reale, però, non funziona a dovere, come sottolineano le sei associazioni del comparto auto, unite nella richiesta al governo di una nuova proroga. Anfia, Aniasa, Assilea, Federauto, Unasca e Unrae evidenziano le criticità e i disservizi che continuano a caratterizzare il nuovo sistema e parlano di lentezza e inadeguatezza della procedura digitale che ha triplicato i tempi di emissione dei documenti, e quindi i costi per l’utente, con evidenti riverberi negativi sull’intero comparto auto. Secondo le sei associazioni, i tempi di emissione sono aumentati mediamente dal 40 al 60%, un inaccettabile aumento generato dall’inefficienza del sistema digitale che anziché semplificare la vita dell’automobilista e delle imprese determina numerose problematiche con aggravio di tempi e costi.

Tavolo tecnico comune. Per questo motivo le associazioni chiedono al governo di essere coinvolte direttamente in un tavolo tecnico per risolvere le persistenti lacune. Se cambiamento epocale doveva essere, concludono Anfia, Aniasa, Assilea, Federauto, Unasca e Unrae, occorre tempo per tenere fede a questa promessa. I disagi che le imprese rappresentate stanno subendo quotidianamente non sono più sopportabili.