Per 10.000 euro, un pensierino sulla Dacia Spring vale la pena di farlo. Ok, il listino vero e proprio parte da 19.900 euro (21.400 euro per la Confort Plus), ma per chi ha un’auto da rottamare il prezzo può arrivare a dimezzarsi (e non aspettatevi regali: notoriamente non c’è sconto sulle vetture made in Pitesti). Dunque per questa cifra, cosa si ottiene in cambio? Un’auto elettrica concreta ma semplice, con 305 km d’autonomia dichiarata (in città) e spazio per quattro. Il concetto di low cost, benché permanga nella filosofia dei modelli Dacia, è qui declinato diversamente. Le dotazioni, gli assemblaggi e la praticità di alcune soluzioni sono migliori rispetto ai modelli del passato: nel nostro video, entriamo ancora di più nei dettagli di queste considerazioni.

Dove ti ho già vista? Come è riuscita la Dacia a creare un’auto elettrica da meno di 20 mila euro? Prima di tutto, un’importante economia di scala è stata ottenuta riutilizzando il progetto della Renault K-ZE (e della Kwid) opportunamente adattato. Questo per un’auto elettrica di primo prezzo vuol dire partire col piede giusto, perché molti elementi sono già “in house” e non occorre riprogettarli da zero. C’è però da considerare che le piattaforme termico-elettrico scontano a volte dei gap incolmabili, per esempio il peso. Ebbene, proprio qui la Spring ha un punto di forza assoluto: pesa meno di una tonnellata (970 kg dichiarati per la precisione). Notevole per un’elettrica, tanto che abbiamo voluto metterla sulle nostre bilance: ebbene, abbiamo scoperto che il dato è persino un po’ pessimistico, visto che il risultato è stato di 959 kg (496 davanti e 463 dietro, per i più pignoli).

Vive in città. Per spingere il peso leggero che è la Spring ci sono un motore da 45 CV e batterie da 27,4 kWh netti (con un peso di 186 kg). Con questa riserva di potenza ed energia, è inevitabile scendere a compromessi per quanto riguarda velocità massima e accelerazione (125 km/h e 0-100 in 19,1 secondi), soprattutto se si vuole ottenere un’autonomia ragionevole, che in questo caso arriva a 230 km nel ciclo Wltp (305 in quello cittadino). Nell’uso pratico la velocità non è un vero problema (ovviamente in autostrada meglio non spingersi troppo verso la corsia di sorpasso), mentre la ripresa lo può diventare, perché il passaggio da 60 a 90, per esempio, è piuttosto impacciato e un sorpasso richiede parecchio tempo. Va detto che la Spring ha il suo regno in città e zone limitrofe, quindi più che ai 100 all’ora, è bene guardare al suo scatto al semaforo, che non la obbliga certamente a restare al palo, visto che con 125 Nm di coppia la vettura impiega 5,8 secondi per passare da 0 a 50 km/h: un tempo non molto diverso da una qualsiasi citycar (a una Panda 1.0 Firefly Hybrid, per confronto, servono 4,2 secondi). Sulla Spring, tuttavia, i rumori tipici delle elettriche sono ulteriormente accentuati: il rotolamento dei pneumatici, i contraccolpi delle sospensioni e, in velocità, i fruscii aerodinamici si fanno ben sentire nell’abitacolo.

Pre-serie, ma completa. Per il nostro primo contatto la Dacia ha messo a disposizione una Spring nell’allestimento top di gamma Business: l’esemplare, tuttavia, non era ancora definitivo (infatti la Spring arriva in Italia da settembre), in modo particolare per i sedili (che saranno più morbidi) e la fanaleria posteriore nonché altri piccoli dettagli. Tuttavia, devo dire che mi sono trovato piuttosto bene anche con queste poltroncine belle sode e abbastanza alte sul pavimento, con una buona quantità di spazio per le gambe e sopra la testa. La forma della carrozzeria e la minima lunghezza (3,73 m) hanno invece imposto un certo sacrificio per chi siede dietro; ginocchia molto raccolte e quasi inevitabile – almeno le prime volte – una testata nell’arco della porta al momento di scendere. L’omologazione è per quattro persone.

Manovre facili. Il Media Nav da 7″, veloce a rispondere al tocco e di facile gestione, completa la plancia dell’allestimento Business, mentre più in basso troviamo il clima e una semplice manopola per il “cambio” con le posizioni Drive, Reverse e Neutral. Non c’è una selezione manuale per il livello di recupero di energia (comunque presente), ma per aumentare l’autonomia c’è un tasto Eco che limita la velocità massima a 100 all’ora e la potenza a 31 CV per garantire dai 20 ai 30 km di percorrenza in più. I pannelli interni – tutti di plastica rigida – non sono sgredevoli al tatto e solo in certe aree nascoste la finitura dei bordi stampati è un po’ trascurata. Gradevole il volante, che però, avendo una resistenza davvero minima, è poco preciso e progressivo, un difetto amplificato dalle sospensioni anteriori molto morbide, da una tendenza generale al rollio in curva e al beccheggio nelle frenate decise. In compenso, la facilità di manovra è al massimo, vuoi per le dimensioni compatte, vuoi per la buona visibilità e percepibilità degli ingombri.

Elettrica full time. Ormai lo sapete, parlare di autonomia reale di un’elettrica è arduo senza stabilire dei criteri d’uso, ma, come detto all’inizio, è la stessa Dacia a mettere delle regole: nell’utilizzo quotidiano i 200 km si possono superare di slancio e, secondo me, i 300 in città non sono affatto un miraggio, il che vuol dire che un pendolare da 50 km al giorno può far durare la carica per una settimana lavorativa. E, visto che la Dacia Spring ha anche la ricarica in corrente continua da 30 kW, ci può scappare anche un viaggetto nel weekend al lago o al mare. L’80% dell’autonomia si può recuperare in meno di un’ora utilizzando una colonnina fast, mentre da una presa domestica da 3,3 kW non basta una notte (ci vogliono 14 ore).