Si aggrava la crisi dei semiconduttori all’interno del settore automobilistico. La carenza di chip, unita alle difficoltà di approvvigionamento per altre componenti critiche, sta spingendo un numero crescente di costruttori a rivedere i propri programmi di produzione: in alcuni casi si sta assistendo a una vera e propria chiusura dei cancelli delle fabbriche, anche per un periodo prolungato, in altri si sta procedendo alla produzione solo parziale di alcuni modelli in attesa di completarne l’assemblaggio una volta ricevute le necessarie forniture. 

Toyota chiude Kolin. L’ultimo gruppo di grandi dimensioni a subire gli effetti della carenza di semiconduttori è stato la Toyota, che ha deciso di sospendere temporaneamente la produzione nell’impianto di Kolin, in Repubblica Ceca. La serrata, che avrà una durata di almeno due settimane, è stata causata in particolare da interruzioni della catena degli approvvigionamenti negli Stati Uniti, dove ormai non si contano gli annunci di stop e rallentamenti. 

Ford e Stellantis. In questa direzione si è mosso anche il gruppo Stellantis: per “un certo numero di settimane”, la produzione del Ram 1500 Classic, tra Warren, in Michigan, e Saltillo, in Messico, non sarà finalizzata fino a quando non saranno disponibili le componenti necessarie per alcuni dispositivi. In sostanza, gli esemplari del pick-up usciranno dalle catene di montaggio incompleti e non saranno spediti alle concessionarie fino a quando non sarà ultimato l’assemblaggio in tutte le sue parti. La Ford, invece, ha deciso di chiudere del tutto un impianto in Ohio e di ridurre i turni, per tutta la settimana, alla Kentucky Truck Plant di Louisville. A essere penalizzata sarà la produzione di modelli come l’F-150 o l’Edge che, come nel caso di Stellantis, saranno montati senza alcune componenti e parcheggiati per diverse settimane fino a quando non potranno essere completati per essere spediti ai dealer. L’Ovale blu, che ha chiuso i cancelli anche alla fabbrica di Colonia, ha rivisto al rialzo le stime sulle conseguenze della crisi dei semiconduttori sulle proprie performance finanziarie annuali: a Dearborn ritengono possibile un impatto negativo tra 1 e 2,5 miliardi di dollari nel caso di una continua crisi per tutto il primo semestre.  

Problema coronavirus in Brasile. Anche la General Motors sta affrontando analoghi problemi negli stabilimenti di Fort Wayne, in Indiana, e di Silao, in Messico. Alcuni modelli di pick-up, come Chevrolet Silverado e GMC Sierra, saranno prodotti fino al termine dell’estate senza un dispositivo per la gestione dinamica dei flussi di carburante che rende possibile una riduzione dei consumi. Inoltre l’azienda di Detroit ha optato per la serrata in diversi siti: a causa della carenza di semiconduttori due impianti rimarranno chiusi fino almeno a metà aprile, un altro fino al termine di marzo e un altro ancora a tempo indeterminato. Tra l’altro, la GM è stata costretta a fermare le attività nell’impianto brasiliano di Gravatai anche per il peggioramento dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia del coronavirus: i cancelli resteranno chiusi ad aprile e maggio. L’ondata di contagi in Brasile ha spinto anche la Volkswagen a sospendere la produzione di automobili e di motori in quattro impianti per almeno 12 giorni.

Gli altri stop. In Nord America sta pagando le conseguenze della crisi dei chip anche la Toyota, costretta a rallentare l’assemblaggio di numerosi modelli tra Stati Uniti e Messico. La Volvo sta riducendo le attività produttive a Ridgeville, in Carolina del Sud, e la Nissan a Smirne, in Tennesse, a Canton, in Mississippi, e ad Aguascalientes, in Messico. La Honda ha fermato la produzione in Canada, Stati Uniti e Messico. La carenza di forniture sta avendo un impatto pesante anche in Europa come dimostrato dalla paralisi improvvisa per alcuni giorni dello stabilimento di Stellantis a Sochaux che ha fatto scattare l’allarme di sindacati e associazioni di categoria. Analoghi problemi sono stati riscontrati a Mirafiori e soprattutto a Melfi, dove l’azienda ha deciso di ricorrere alla cassa integrazione per diverse settimane anche per il calo della domanda. In difficoltà sono anche gli stabilimenti automobilistici tedeschi, dove i costruttori stanno facendo leva sullo strumento dell’orario ridotto per rallentare la produzione e ridurre l’impatto della carenza di semiconduttori e di altre componenti, come la schiuma per le imbottiture. In tale quadro, infine, non va dimenticata un’ulteriore criticità destinata ad avere conseguenze: i prezzi delle materie prime e dell’acciaio stanno aumentando progressivamente a causa di diversi fattori, tra cui le difficoltà logistiche e i bassi livelli d’offerta, determinando un aumento dei costi produttivi per la maggior parte dei costruttori.