La Xiaomi sarebbe pronta a fare il suo ingresso nel mercato dei veicoli elettrici sfruttando le capacità produttive della Great Wall Motor: l’indiscrezione è stata riportata dalla Reuters, secondo cui la società tecnologica cinese, nota soprattutto per i suoi smartphone, avrebbe in programma di realizzare auto a batteria all’interno di uno degli stabilimenti cinesi del costruttore di Baoding, città situata a circa 140 chilometri a sud di Pechino. 

Trattative in corso. L’interesse dell’azienda high tech per le vetture elettriche non è nuovo: da almeno cinque anni, infatti, circolano indiscrezioni su un progetto a marchio Xiaomi, ma dalla società non sono mai arrivate conferme ufficiali. Inoltre, il suo fondatore e amministratore delegato, Lei Jun, è uno degli azionisti della Xpeng, startup di veicoli elettrici quotata a Wall Street e sostenuta da grandi investitori cinesi, come il colosso dell’e-commerce Alibaba. La Xiaomi, tra l’altro, è solo una delle tante realtà tecnologiche in Cina intenzionate a sfruttare le potenzialità di un segmento in continua crescita, che vede proprio nel Paese del Dragone uno dei mercati di maggior rilevanza al mondo, anche per le forti politiche di sostegno promosse dalle autorità centrali e locali. Negli ultimi mesi, diverse società come BaiduHuawei o la stessa Alibaba hanno infatti annunciato alcuni progetti e piani industriali. In tale contesto si inserirebbero le trattative avviate dalla Xiaomi per l’utilizzo delle strutture della Great Wall. L’obiettivo della collaborazione, che potrebbe essere annunciata all’inizio della prossima settimana, sarebbe quello di produrre veicoli destinati “al mercato di massa”, in linea con il posizionamento commerciale dei prodotti di elettronica di consumo dell’azienda tecnologica.

Il ruolo della Great Wall. La Xiaomi, a quanto pare, sarebbe intenzionata a lanciare la sua prima elettrica nel 2023. La scelta di puntare sul mercato delle auto a batteria permetterebbe alla società di sfruttare il proprio know-how nel campo informatico e delle tecnologie per la connettività, ma anche di diversificare le sue fonti di ricavo. Attualmente il core-business della Xiaomi è la telefonia mobile, che genera la maggior parte del fatturato ma garantisce margini sempre più risicati: perciò, negli ultimi anni, l’azienda ha diversificato le proprie attività in altri ambiti commerciali, come i monopattini, le bilance di precisione e gli accessori per smartphone, oltre ai purificatori d’aria e ai dispositivi elettronici per la cura della persona. Dal canto suo, la Great Wall, che dovrebbe fornire alla Xiaomi la consulenza ingegneristica per accelerare il progetto, è nel pieno di un piano strategico focalizzato sulla produzione di elettriche, come dimostrato dal lancio di nuovi brand e dalla costituzione di una joint venture con la BMW. La Casa automobilistica punta anche a risolvere uno dei problemi che stanno interessando diversi altri operatori del settore in Cina: l’eccessiva capacità produttiva rispetto ai volumi di vendita. A tal proposito, uno dei costruttori più attivi nell’aprire i suoi stabilimenti a terze parti è la Geely, che negli ultimi mesi ha avviato collaborazioni produttive con la Baidu e la Foxconn