Il 2020 è stato uno dei peggiori anni nella storia del settore automobilistico europeo per colpa della pandemia da coronavirus, ma anche il 2021 sta presentando molteplici difficoltà: le continue misure restrittive imposte dalle autorità per frenare la nuova ondata di contagi, il calo della domanda, la crisi dei semiconduttori e il rincaro delle materie prime causano incertezze e volatilità. Nelle ultime ore il quadro si è reso ancor più negativo alla luce di quanto sta avvenendo nel Canale di Suez, dove una nave portacontainer si è arenata bloccando una delle rotte più importanti al mondo per il traffico marittimo: il canale interessa il 12% del commercio globale e viene attraversato ogni giorno da almeno 50 navi cargo e da un terzo delle portacontainer di grandi dimensioni (le cosiddette Panamax). Anche il mondo dell’auto rischia di pagare le conseguenze della situazione che si è venuta a creare, non tanto nell’immediato quanto nelle prossime settimane, soprattutto a causa della carenza di componenti provenienti dall’Asia e, nello specifico, dalla Cina. 

Cosa è successo. Per comprendere gli effetti di quanto sta avvenendo nel canale che collega il Mar Rosso con il Mediterraneo bisogna risalire a qualche giorno fa: nella mattinata di martedì 23 marzo, la Ever Given, un colosso lungo 400 metri e con una capacità di quasi 220 mila tonnellate, si è arenata per cause ancora da identificare. Uno dei possibili motivi è legato a una forte tempesta di sabbia in corso durante il passaggio della nave, ma non è escluso che le ragioni siano altre. Accertate, invece, sono le conseguenze: nell’immediato il blocco del canale (la Ever Given si è messa di traverso per l’intera larghezza del corso d’acqua) ha costretto circa 300 navi a fermare la propria navigazione proprio all’imbocco del canale, e le autorità hanno dovuto sospendere tutti i transiti. Dopo quasi quattro giorni, l’intervento di numerosi mezzi sulle sponde, di diversi incrociatori e di alcuni specialisti (è coinvolto il personale già intervenuto in occasione del naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio) per disincagliare il cargo battente bandiera panamense non ha sortito alcun effetto. 

Le stime dei danni economici. Le conseguenze economiche sono già rivelanti: il sito specializzato Lloyd’s List ha calcolato, in via prudenziale, danni per 9,6 miliardi di dollari al giorno (5,1 miliardi per il traffico verso il Mediterraneo e 4,5 miliardi per quello verso l’Asia): questo senza considerare le conseguenze dei ritardi nelle consegne dei beni, giacché senza una rapida risoluzione del blocco le compagnie di navigazione saranno costrette a valutare la rotta più lunga (circa 10 giorni in più) e rischiosa, ovvero il periplo dell’Africa. Tra l’altro, alcune petroliere hanno già scelto di circumnavigare il continente per superare il blocco e molte sono le richieste di scorta inviate alle marine dei Paesi, tra cui l’Italia, presenti nell’area per difendere i cargo dall’attacco dei pirati. Insomma, il blocco del canale rischia di avere serie ripercussioni soprattuto se si protrarrà per diverse settimane, come da previsioni.

Rincari e inflazione. Il blocco sta già determinando le prime conseguenze sulle quotazioni del petrolio con il relativo rincaro dei prezzi di benzina e gasolio, ma sono in molti a ritenere che nel breve termine, una volta esaurite le scorte di beni, si andrà incontro a pressioni inflazionistiche su numerose categorie di prodotti e a problemi lungo catene di approvvigionamento già messe a dura prova da diversi colli di bottiglia a livello logistico. Di ciò sono consapevoli soprattutto le Case automobilistiche e i loro fornitori, in particolare della Germania.

Le reazioni tedesche. La Reuters ha fornito un quadro della situazione interpellando diverse aziende tedesche. Per l’Audi, il blocco potrebbe influenzare sia le consegne di auto sia le forniture di materiali: “Il trasporto richiede diverse settimane, quindi gli effetti non sono immediatamente evidenti, ma se il blocco continuerà più a lungo, le cose potrebbero cambiare, hanno affermato da Ingolstadt. La Basf, azienda chimica fornitore di rivestimenti, plastiche ed elementi per batterie, ha già messo in preventivo ritardi nelle consegne, anche se l’incertezza non consente di fornire indicazioni più precise: L’impatto esatto sulle catene di approvvigionamento della Basf dipenderà dalla durata dell’interruzione. Al momento, è ancora troppo presto per fornire una stima puntuale. Stiamo attualmente monitorando e analizzando a fondo la situazione”. La Volkswagen, per ora, ha escluso ripercussioni sulle attività produttive, ma ha messo in chiaro la necessità di rivedere le proprie valutazioni nel caso in cui “il traffico nel canale rimanga bloccato per un periodo di tempo più lungo. La BMW ha invece negato qualsiasi impatto negativo: Stiamo continuando a produrre come previsto, hanno affermato da Monaco di Baviera. Una sintesi della situazione per il comparto la fornisce l’associazione dell’industria automobilistica tedesca Vda, secondo la quale al momento non è possibile stimare esattamente quanto il blocco influenzerà le forniture necessarie per gli stabilimenti tedeschi: bisogna attendere nuovi sviluppi per comprendere la portata dell’evento. Di certo, la situazione nel canale di Suez non fa altro che peggiorare un contesto già difficile da affrontare per l’intero settore automobilistico.