La Bosch ha in programma di investire, nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024, un miliardo di euro per sviluppare tecnologie legate all’idrogeno. In particolare, l’azienda tedesca, la principale a livello mondiale nella componentistica per l’auto, ha deciso di puntare sulle celle a combustibile, applicate soprattutto ai veicoli industriali come valida alternativa alle batterie. La mobilità elettrica si sta affermando come il cuore del nostro business, ma “l’elettrificazione ha dei limiti: senza l’idrogeno, l’Europa non raggiunge la neutralità climatica, ha avvertito l’amministratore delegato Volkmar Denner durante la tradizionale conferenza stampa di bilancio. 

Il megatrend. Quello dell’idrogeno è considerato dalla Bosch un megatrend cui prestare particolare attenzione, soprattutto per le prospettive economiche: si prevede infatti che il mercato dell’idrogeno verde arrivi a valere quasi 40 miliardi di euro entro il 2030, con tassi di crescita medi del 65% l’anno. Inoltre, il valore della domanda di componenti per celle a combustibile sfiorerà i 18 miliardi di euro entro la fine del decennio. “Bosch è già pronta per l’idrogeno. Abbiamo quello che serve per essere leader anche in questo mercato, ha aggiunto Denner. La multinazionale tedesca sta attualmente sviluppando soluzioni di celle fisse, come degli impianti per la generazione di elettricità per usi industriali e residenziali, e mobili, a partire da una flotta di camion sperimentali.  

L’elettromobilità. Per la mobilità elettrica, invece, sono previsti, solo quest’anno, investimenti per 700 milioni di euro, che porteranno a 5 miliardi i fondi stanziati per sviluppare essenzialmente tecnologie motoristiche. Oggi, i ricavi generati dalla vendita di componenti elettrici stanno crescendo di quasi il 40%, due volte più velocemente del mercato, ma l’obiettivo è di quintuplicare il fatturato annuale per arrivare a circa 5 miliardi di euro entro il 2025, raggiungendo il pareggio di bilancio con un anno di anticipo. L’elettromobilità ha cessato da tempo di essere una scommessa sul futuro. I nostri investimenti iniziali stanno ora cominciando a dare i loro frutti”, ha affermato Denner, sottolineando come l’elettrificazione stia anche aprendo nuove opportunità in diverse aree di business, come il riscaldamento e la climatizzazione degli edifici. 

I piani della Ue. Il manager tedesco, che durante la conferenza stampa ha ricordato le ambizioni della Bosch nel campo della connettività e dell’intelligenza artificiale, ha quindi rimarcato la propria diffidenza nei confronti delle politiche europee sul fronte delle emissioni nel campo dei trasporti. Denner, infatti, ha ribadito come le proposte iniziali di Bruxelles per gli standard Euro 7 non avessero alcun senso e ha quindi espresso la propria soddisfazione per alcuni recenti sviluppi della discussione sul tema, orientata un confronto più obiettivo con il settore automobilistico e a un approccio tecnologicamente neutrale: Le iniziative per il clima non devono riguardare la fine del motore a combustione interna, ma la fine dei combustibili fossili. L’elettromobilità rende il trasporto su strada a emissioni zero, ma lo stesso vale per i combustibili rinnovabili. Dunque, è importante evitare di fissare target tecnicamente irraggiungibili: “La mobilità a impatto zero è un obiettivo ambizioso, quasi quanto lo era volare sulla luna negli anni 60. Ma invece di limitarsi a fissare il grande obiettivo del ‘primo uomo sulla luna’, e lasciare che gli ingegneri decidano come raggiungerlo, come fece all’epoca il presidente degli Stati Uniti Kennedy, la Commissione europea sta facendo le cose al contrario”. “Questo” ha aggiunto Denner “è un modo infallibile per cancellare percorsi alternativi alle iniziative per il clima”. Se la società vuole veramente l’azione per il clima” ha proseguito il manager “è essenziale non mettere uno contro l’altro gli approcci tecnologici. Dobbiamo, invece, combinarli. 

Conti e prospettive. Il tema della lotta ai cambiamenti climatici va di pari passo con altri argomenti più attuali, come la crisi da coronavirus e le conseguenze della carenza di semiconduttori. La Bosch ha superato bene il primo anno della pandemia”, ha detto Denner, illustrando i principali risultanti del bilancio 2020: il fatturato, pari a 71,5 miliardi di euro, è calato del 6,4%, mentre l’utile operativo è sceso da 3,3 a 2 miliardi, per un margine in contrazione dal 4,2% al 2,8%. “Il miglioramento delle vendite nella seconda metà dell’anno, oltre a significativi risparmi sui costi, ha contribuito ad attutire l’impatto della pandemia”, ha spiegato il direttore finanziario Stefan Asenkerschbaumer. Solo nel ramo automotive, la Bosch ha chiuso il 2020 con ricavi per 42,1 miliardi, in calo del 10% nonostante una produzione automobilistica mondiale in contrazione del 16%. Quanto al 2021, l’azienda guarda ai prossimi mesi con un cauto ottimismo, sopratutto dopo aver registrato una crescita del 17% nei primi tre mesi dell’anno. Le vendite dovrebbero aumentare di circa il 6% e il margine operativo attestarsi tra il 3% e il 4% (per poi risalire al 7% circa nei prossimi due o tre anni), ma molto dipende dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e dalle conseguenze dei colli di bottiglia affrontati dal settore, in particolare per i semiconduttori. L’azienda sta facendo il possibile per supportare i propri clienti ma nel breve termine non prevede alcun miglioramento. Tale tensione potrebbe anche influire sugli sviluppi delle attività nell’intero anno.