La Italvolt sono io. Lo ha detto Lars Calstrom, l’imprenditore che ha fondato la Britishvolt, durante un incontro con la stampa organizzato dalla Confindustria canavese, rispondendo a una domanda di Quattroruote su chi ci sia dietro l’impresa che vuole costruire in Italia la più grande gigafactory europea per la produzione di accumulatori agli ioni di litio. Sono al momento l’unico socio e finanziatore, ho reinvestito lì parte del ricavato della vendita della mia quota nella Britishvolt (società gemella di quella immaginata per l’Italia, ndr): per ora circa cinque milioni di euro. Sto cercando di raccoglierne altri 35 per formare il capitale iniziale, grazie a una serie di investitori la cui partecipazione non posso ancora ufficializzare. Alcuni sono italiani, e molto noti. Comunque, a quel punto creeremo una piattaforma per ampliarne il numero. L’obiettivo della Italvolt è raccogliere, tra finanziamenti privati e pubblici, 4 miliardi di euro di investimenti, per quello che viene definito come uno dei più grandi progetti industriali sul suolo italiano. Nei piani del suo fondatore, la fabbrica dovrebbe avere una capacità di 45 GWh, in grado di produrre quasi mezzo milione di pacchi batteria all’anno per alimentare altrettanti veicoli elettrici e di dare lavoro diretto a circa 4 mila persone, senza contare le ricadute su un indotto che sarebbe in buona parte made in Italy.

Il rebus dei partner. Nasce così, con propositi ambiziosi e grandi speranze, il progetto Italvolt. Ma con contorni che sono ancora tutti da definire. L’imprenditore svedese parla di contatti con una serie di realtà imprenditoriali, ma non fa nomi, se non quello di Stellantis, nonché quelli di Pininfarina e Comau. Questi ultimi due, tuttavia, sono soltanto fornitori di servizi e non partner né sul piano industriale, né su quello finanziario, fanno sapere a Cambiano. Entrambi dovevano essere presenti a un precedente incontro con la stampa, ma alla fine hanno declinato l’invito. Il motivo è che questa fase sembrava prematura per il coinvolgimento di attori economici che sono, appunto, fornitori. Quanto a Stellantis, occorre ricordare che prima della nascita del megagruppo, PSA aveva dato vita con la Total al consorzio ACC, che costruirà due fabbriche per una capacità totale di 48 GWh. vero che tale capacità sarà raggiunta soltanto nel 2030, ma è abbastanza improbabile che, con una realtà tale in casa, il colosso franco-italo-americano s’imbarchi come partner industriale in un’avventura di segno diverso.

La roadmap ideale. Calstrom ha disegnato una roadmap fatta di step successivi per arrivare all’operatività dell’impianto entro il 2024: Abbiamo un’opzione di acquisto dell’area dell’Ex Olivetti a Scarmagno (alle porte di Ivrea, ndr), che intendiamo esercitare. Lo studio ambientale e di fattibilità è stato avviato ed entro tre mesi ci aspettiamo di aver assolto tutte le procedure burocratiche per ottenere i permessi a costruire, con l’obiettivo di iniziare i lavori entro la fine dell’anno. Secondo l’imprenditore svedese, la piena capacità produttiva sarà raggiunta nel secondo anno di attività, quindi nel 2025. Dalla fabbrica usciranno accumulatori con tecnologia coreana. La Italvolt, infatti, ha acquistato una licenza per produrre batterie agli ioni di litio di terza generazione dalla Corea del Sud. Il motivo della scelta starebbe nell’affidabilità (ancora più importante dell’efficienza, dice Carlstrom) e nel rapporto qualità-prezzo.

Il nodo dei fondi pubblici. Carlstrom punta a finanziamenti europei e al Recovery Fund: Ci sono fondi disponibili per gli investimenti nell’economia sostenibile, ma prima di poter chiedere soldi dobbiamo avere una piattaforma e dimostrare che siamo in grado di allocare concretamente questi investimenti, ha detto a Quattroruote. Restano, tuttavia, punti interrogativi sui tempi. L’Unione europea ha da poco approvato, all’interno delle regole degli aiuti di Stato, un Ipcei (Important project of common European interest) per finanziare una serie di progetti per lo sviluppo e la produzione di accumulatori nel Vecchio continente, su un arco temporale da qui al 2031, a beneficio di diverse aziende europee, tra cui diverse italiane. Una rosa della quale la Italvolt non poteva far parte. Un treno perso. Bisognerà aspettare il prossimo, e non si sa quando passerà. Da qui l’appello della presidente della Confindustria canavese, Patrizia Paglia: Per la catena delle forniture il progetto Italvolt è un’opportunità che non possiamo lasciarci scappare.