La Foxconn sta accelerando per entrare nel campo dei veicoli elettrici. L’azienda tecnologica taiwanese, meglio nota per la produzione degli iPhone per conto della Apple, ha lanciato lo scorso ottobre la MIH Open Platform Alliance, la sua proposta per fornire a terzi una piattaforma per la produzione di auto alla spina: nel giro di neanche cinque mesi, la Foxconn ha raccolto l’interesse di oltre 1.200 imprese di tutto il mondo, le quali hanno potuto esaminare le strategie della multinazionale nel corso di un evento appositamente organizzato per illustrare benefici e vantaggi di un’eventuale collaborazione industriale.

Modello Android. Il progetto non si discosta dall’attuale modello di business dei taiwanesi basato sulla produzione per conto terzi di dispositivi di elettronica di consumo: l’azienda non intende utilizzare il proprio marchio, bensì punta ad assemblare elettriche per altre società secondo uno schema non certo nuovo al settore automobilistico, ma finora molto limitato. Attualmente, infatti, sono pochissime le aziende che producono veicoli a contratto: i casi più noti sono quelli della canadese Magna, che assembla modelli BMW, Mercedes e Jaguar in Austria, della finlandese Valmet, attuale partner della Casa di Stoccarda e in passato legata anche alla Porsche e alla Saab, e della VDL Nedcar, che produce alcuni modelli Mini in Olanda. La Foxconn vuole ora allargare il concetto della produzione a contratto creando l’equivalente automobilistico del sistema operativo Android. Quando quest’ultimo è stato lanciato, una ventina di anni fa, gli smartphone erano ancora un mercato di nicchia, riservato a pochi produttori: Android ha abbassato le barriere all’ingresso e consentito a startup e altre aziende di dotarsi di un sistema di base che altrimenti non avrebbero potuto sviluppare in autonomia. Sul mercato dei telefoni intelligenti sono così entrati nuovi operatori, soprattutto cinesi, che sono riusciti a superare realtà affermate come la Sony o la BlackBerry. In tal senso, un ruolo decisivo l’ha avuto proprio la Foxconn, con la sua capacità di fornire attività produttive in outsourcing: grazie alle sue enormi economie di scala, la multinazionale di Taiwan ha permesso a realtà come Xiaomi e Oppo di abbattere gli investimenti iniziali per avviare la produzione di dispositivi di telefonia mobile. Ora, la Foxconn punta a replicare il successo registrato in passato con gli smartphone nel campo dell’auto elettrica. 

Nuovi impianti. D’altro canto, è nota la proliferazione, specialmente in Cina, di nuove società specializzate nella progettazione e nel design di auto elettriche e del tutto disinteressate a investire in costose strutture produttive: è il modello fabless imperante nel campo proprio dell’elettronica di consumo e ancor di più in quello dei semiconduttori, dove, tra l’altro, sta dimostrando tutti i suoi limiti, vista la crisi dei chip in corso. In fin dei conti, sono in molti a pensare che in futuro le auto elettriche, anche grazie ai sistemi di connettività avanzata, non saranno altro che smartphone su quattro ruote: è questo lo scenario che ha spinto la Foxconn a lanciare la propria piattaforma, attirando l’interesse di numerosi fornitori di componentistica e di aziende tecnologiche. All’iniziativa della MIH Open Platform Alliance hanno aderito le giapponesi Nidec, Murata Manufacturing ed NTT DoCoMo, il produttore cinese di batterie Catl, le statunitensi Amazon Web Services e Microsoft e la società tedesca di semiconduttori Infineon Technologies. A loro spetterà la fornitura delle componenti essenziali per una produzione di massa che dovrebbe partire nel 2023 in stabilimenti situati tra la Cina e il Nord America: la Foxconn sta valutando località in Messico e nel Wisconsin. Tra l’altro, sono sempre più numerosi anche i costruttori che hanno avviato collaborazioni con la multinazionale taiwanese: gli ultimi a firmare accordi sono stati Geely, Byton e Fisker.

La piattaforma. Da un punto di vista operativo, la piattaforma è destinata a coprire circa l’80% del processo di progettazione e sviluppo di un veicolo elettrico, mentre il restante 20% (design o allestimenti interni ed esterni) spetterà agli eventuali partner, che, in cambio dell’accesso gratuito all’alleanza, appalteranno tutta la produzione alla Foxconn. Le prime sperimentazioni inizieranno a ottobre, ma sono già note alcune specifiche tecniche dell’intera architettura progettata dalla Foxconn: alla presentazione del 16 ottobre scorso, i vertici aziendali hanno assicurato che la piattaforma consente di affrontare i tre ostacoli principali per la produzione di veicoli elettrici: i costi di sviluppo elevati, i lunghi periodi di sviluppo e la mancanza di risorse tecnologiche. Per accelerare tutti i processi, è stato utilizzato un approccio open source: tutte le Case automobilistiche e i fornitori possono adottare e modificare piattaforma come e quando vogliono: in tal modo si punta a creare un vero e proprio ecosistema tecnologico e produttivo. La piattaforma, inoltre, è modulare, scalabile e personalizzabile, e perciò si può adattare alla maggior parte dei segmenti di mercato. L’architettura è caratterizzata da un telaio leggero monoscocca, per ridurre il numero delle componenti e il peso, e ha una configurazione standardizzata per le parti elettroniche ed elettriche, in modo da facilitare l’integrazione di vari sistemi hardware e software. Infine, si tratta di una piattaforma ‘drive-by-wire’, in grado di supportare le tecnologie per la guida autonoma. Tali caratteristiche dovrebbero permettere alla Foxconn di raggiungere il suo obiettivo prioritario di conquistare entro il 2027 il 10% del mercato globale dei veicoli elettrici.