La Akebono Brake Industry, un’azienda giapponese produttrice di componentistica per il settore automotive tra i cui azionisti figurano la Toyota, la Isuzu e la Aisin, ha dichiarato di aver identificato circa 114 mila casi di cattiva condotta da parte dei propri dipendenti. Tali episodi includono la falsificazione dei dati del controllo qualità dei sistemi frenanti e dei relativi componenti.

Componentistica non conforme. Per essere venduti, i pezzi devono soddisfare degli standard qualitativi che la società concorda con i propri clienti: questi ultimi includono grandi costruttori del Sol Levante, come Honda, Mitsubishi, Nissan e le stesse Toyota e Isuzu, ma anche Case occidentali come Audi, Ford, General Motors, McLarenVolkswagen e Volvo. Delle componenti interessate, però, circa 5 mila non erano conformi alle specifiche e, nonostante ciò, sono state consegnate a dieci aziende giapponesi, tra cui la Toyota e la Nissan. Un portavoce della Akebono ha comunicato che la società ha ispezionato nuovamente queste parti e “ha ritenuto che non ci fossero problemi con le loro prestazioni”. I problemi, però, non finiscono qui: l’azienda, infatti, ha esaminato circa 190 mila dati provenienti da verifiche considerate “regolari” e gestite in base agli accordi con i clienti, constatando che anche circa il 60% di queste includeva delle manomissioni. Le condotte fraudolente, a quanto pare iniziate nel 2001, sono state riscontrate in quattro delle fabbriche giapponesi della Akebono e, oltre ai falsi risultati delle ispezioni, ci sono stati casi in cui sono stati prodotti dati e certificazioni a seguito di controlli che non sono mai stati eseguiti.  

Per ora nessun richiamo. Yasuhiro Miyaji, presidente e ceo della Akebono, si è scusato per la cattiva condotta dei dipendenti e ha dato la colpa, almeno in parte, ai rari cambi di personale nella sezione che si occupa delle ispezioni. L’amministratore delegato, inoltre, ha dichiarato che non prevede un richiamo per i componenti in questione perché “non ci sono problemi con la sicurezza e anche le Case automobilistiche lo hanno confermato”.